Sudan, che la rivoluzione abbia inizio

Roma 14 Aprile- Dopo 30 anni di spietata dittatura, cade il regime di Al- Bashir. Negli ultimi giorni infatti, la popolazione sudanese si era ribellata al presidente a seguito di alcuni provvedimenti per il rincaro prezzi di alcuni beni primari. Egli aveva risposto, come al solito, reprimendo le folle usando l’esercito. I militari però, questa volta, gli si sono rivoltati contro. Giovedì 11 hanno accerchiato il palazzo governativo e completato il golpe. Non è chiaro né dove sia ora Al-Bashir né chi sarà il suo successore. I militari hanno sospeso la Costituzione ed indetto un coprifuoco dalle 22,00 alle 4,00 del mattino e promesso libere elezioni entro 2 anni. Il coprifuoco è stato però già violato e le proteste non si sono acquietate. I manifestanti, tutt’altro che favorevoli ad un governo militare tra le cui file si contano anche generali coinvolti nel terribile genocidio del Darfour, sono riusciti ad ottenere alcune richieste: il governo militare ha ritirato il coprifuoco e ci sono stati alcuni cambi al vertice. Non si esclude l’ipotesi che la transizione militare possa essere più breve dei due anni inizialmente ipotizzato.

Per capire le proteste e le parole di Alaa Salah, la ventiduenne studentessa di architettura resa celebre dallo scatto di Lana Haroun (foto in evidenza), e le richieste del popolo sudanese, bisogna capire la storia di questo travagliato stato.

Paese dipendente dall’Egitto e dall’Inghilterra fino al 1956, fu da quel momento, il paese maggiormente esteso dell’intera Africa fino al 2013 anno in cui il South Sudan ottenne la tanto agognata indipendenza. Alla base di questi scontri ci sono motivi etnici/religiosi: il South Sudan è a maggioranza cattolico o animista, al contrario del Sudan musulmano. Il predecessore di Al-Bashir era un mahdista, apparteneva cioè al movimento integralista fondato da Mohamed Ahmad Ibn Abdallah, che nel 1882 si autoproclamò Mahdi (messia) e guidò le tribù sudanesi alla rivolta contro gli inglesi che avevano occupato il territorio. I mahdisti furono la prima confraternita islamica ad avere dei forti tratti anti-occidentali. Tentarono di estendere, nel 1958, l’Islam nel sud cattolico, ottenendo dure proteste e rivolte da parte della popolazione cristiano-animista. Nel 1983 il South Sudan ottenne una indipendenza parziale. Omar Al-Bashir rovesciò il governo mahdista ma non cambiò sostanzialmente l’indirizzo politico, anzi: i suoi 30 anni sono caratterizzati da numerosi episodi di repressione nei confronti dei cittadini, primo su tutti il genocidio del Darfour, ove si contano più di 300.000 mori e 2 mln di sfollati. Lo scontro, questa volta, non è religioso, poiché tutte le parti in gioco – milizie terroristiche, stato e popolazione – sono musulmane.

Con la capitolazione di Al-Bashir, per la popolazione sudanese si aprono nuove strade, nuovi orizzonti, soprattutto per i giovani e le giovane musulmane come Alaa. “La religione dice che se gli uomini vedono che qualcosa va male, non possono restare in silenzio” arringava la giovane tra la folla. Perciò il popolo sudanese non vuole e non può accettare un governo militare che rischia di essere una finta rivoluzione, un finto cambiamento.