Libia: riunione d’emergenza dell’Onu

Roma, 5 aprile – Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunirà d’urgenza stasera alle 21, ora italiana, per discutere della situazione libica. La richiesta è partita dalla Gran Bretagna, mentre la comunità internazionale ha lanciato un appello congiunto per un’immediata de-escalation. “I governi di Francia, Italia, Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna e Stati Uniti sono profondamente preoccupati per i combattimenti nei pressi di Garian, in Libia, ed esortano tutte le parti a ridurre immediatamente le tensioni che stanno ostacolando le prospettive di una mediazione politica dell’Onu”

Cosa sta accadendo in Libia

A dieci giorni esatti dalla Conferenza nazionale voluta dall’Onu per risolvere la crisi libica, il generale Khalifa Haftar ha lanciato un’operazione di conquista di Tripoli. Ora le Forze armate libiche si stanno muovendo verso la capitale. Il premier Serraj si è detto pronto a usare la forza per difendere la città e le persone che ci abitano «dai terroristi, dai gruppi criminali e da coloro che operano al di fuori della legittimità». Il ministero dell’Interno del governo ha parlato di uno «stato di massima allerta».

Una mappa aggiornata della Libia: i territori controllati dal governo riconosciuto internazionalmente e appoggiato dall’Italia sono indicati in viola; quelli controllati da Khalifa Haftar sono indicati in rosso (Liveuamap). L’attuale situazione della Libia è una conseguenza della deposizione, nel 2011, di Muammar Gheddafi.

Gli analisti sostengono che le recenti attività di Haftar abbiano proprio lo scopo di presentarsi alla conferenza dell’Onu in una posizione di forza. Intanto anche le brigate di Zawiya, a ovest della capitale, si stanno muovendo contro le forze del maresciallo Khalifa Haftar: i miliziani hanno ripreso il controllo di un checkpoint nei pressi di Sorman, catturando – affermano – “10 soldati di Haftar”.

Haftar: “deponete le armi”

 Il Comando generale delle Forze armate libiche ha postato un messaggio audio su Facebook, dove il generale afferma che:  «Colui che depone le armi è salvo. Colui che resta a casa è sicuro. Colui che sventola bandiera bianca è in sicurezza. Oggi facciamo tremare la terra sotto i piedi degli ingiusti». Haftar esorta i propri uomini a «entrare in pace per chi ha voluto la pace». Invita quindi le milizie di Tripoli ad allearsi con lui e garantisce la sicurezza dei cittadini stranieri, essendo l’unico obiettivo “la liberazione della madrepatria dal terrorismo”, come riferito dal portavoce, il generale Ahmed Mismari.  “Non vogliamo Tripoli per il potere o per i soldi, vogliamo Tripoli per la salvezza, per la dignità e il prestigio di uno Stato forte”.

“Evitare gli scontri armati”

Il segretario dell’Onu, Guterres, invita alla calma e alla moderazione. Tuttavia, ritiene che la conferenza potrebbe essere rimandata.

 

“L’obiettivo rimane il medesimo: evitare gli scontri armati”

Anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ritiene che “l’unica opzione davvero sostenibile sia quella che prevede un percorso “politico”, condotto sotto la guida delle Nazioni Unite.” Afferma infatti che “le opzioni militari, invece, tanto più se unilaterali, non offrono alcuna garanzia di realizzare soluzioni responsabili e durature. La stabilizzazione del Paese rimane un obiettivo fondamentale a cui l’Italia sta da tempo lavorando. La via degli scontri armati rischia di alimentare una escalation di violenza destinata ad allontanare anziché ad avvicinare un percorso di pace e stabilità a cui ha pieno diritto il popolo libico.”