Allarme siccità: economia italiana a rischio

Il 22 Marzo a Tor Vergata si è svolto un congresso sul tema siccità, che sta affliggendo la nostra penisola in questi mesi, nel quale abbiamo posto delle domande al ricercatore Massimiliano Pasqui su eventuali metodi e soluzioni da adottare per risanare l’emergenza idrica.

Si può analizzare il fenomeno climatico della siccità al fine di ottenere una previsione a lungo termine con gli strumenti attualmente disponibili?

La siccità è un fenomeno naturale che ha alcune caratteristiche particolari: ad esempio quella di avere una lenta progressione. Quindi momenti di siccità sono periodi particolarmente lunghi. Avere un fenomeno di questo genere migliora la capacità di poterlo prevedere, dunque, in questo senso, gli strumenti attuali sono in grado di dare alcune indicazioni e non necessariamente una descrizione dettagliata del fenomeno. Pertanto sono in grado di descrivere alcune caratteristiche che possono permettere l’individuazione dell’inizio di un periodo di siccità, la sua intensità oppure la sua estensione, cioè quanto durerà.

Ci sono alcune restrizioni importanti che possono essere effettuate per ridurre l’impatto delle sue conseguenze?

La difficoltà principale quando c’è la riduzione della risorsa idrica è ovviamente l’utilizzo. Noi siamo in un periodo in cui aumentano i consumi perché aumenta la domanda; ma, dall’altra parte, il cambiamento climatico sta imponendo una diminuzione di acqua a disposizione, per esempio riducendo le precipitazioni, soprattutto quelle invernali e primaverili. Ridurre i consumi, a livello singolo, è sicuramente un’azione positiva, però non basta poiché servono anche delle pratiche di comunità. Dobbiamo imparare a produrre riducendo la quantità di acqua. Imparare a consumare, per quanto riguarda le grandi attività, e ridurre il consumo di acqua: utilizzare acqua che viene, in qualche maniera, rigenerata e dunque ripulita dagli inquinanti. Infine non utilizzare per lavare le automobili in città l’acqua potabile: quello è uno spreco che non ci possiamo più permettere.

In che modo si può incentivare la produzione agricola in condizioni di scarsità idrica? E con quali tecniche?

La disponibilità di acqua e la riduzione della risorsa idrica pongono un serio problema di pressione sulle produzioni agricole, sia per quanto riguarda i vegetali, sia per la zootecnia. La FAO ha stimato che, negli ultimi 16 anni, l’86% dei danni e delle perdite, dovuti a eventi medio-climatici avversi, hanno avuto un impatto sull’agricoltura. Dunque questa pressione è particolarmente forte ed è sostanzialmente dovuta a periodi di siccità. Questo colpisce, in maniera trasversale, sia i paesi più ricchi (che hanno più possibilità di essere resilienti, cioè resistere a questo tipo di pressione), sia i paesi più poveri (che hanno minori opzioni da mettere in campo). E’ possibile utilizzare delle strategie per invasare l’acqua, così diventa disponibile nei periodi in cui non piove. Durante piogge molto intense gran parte dell’acqua dilava il terreno, impoverendolo delle sostanze organiche. In teoria è una strategia praticabile, ma nell’effettiva pratica diventa un’operazione difficile da portare a termine.

E’ possibile sviluppare una coltivazione OGM in grado di resistere alla scarsità di acqua senza che quest’ultima comprometta la biodiversità e quindi abbia conseguenze negative sugli esseri umani?

Ovviamente la siccità pone una grande pressione sulle coltivazioni, soprattutto quelle agricole, e sull’agricoltura in generale. Anche la zootecnia è molto influenzata dall’ingente mancanza di acqua. Però sugli OGM e sulle altre pratiche, in cui vengono spesi molti soldi di ricerca, non vorrei dare conclusioni inappropriate, in quanto non competono il mio settore di ricerca.

Quanto sono importanti personalità come la Thunberg e azioni volte a catturare l’attenzione di pubblico e media?

La mobilitazione che è stata, su scala mondiale, particolarmente efficace ed è cresciuta molto velocemente rappresenta un elemento sicuramente positivo per il mantenimento del nostro ambiente in una condizione ottimale. Nello specifico, l’azione di Greta è stata quella di smascherare una cortina, che si è sviluppata negli ultimi anni , anche per effetto della ricerca scientifica. Abbiamo cercato di dimostrare quello che stava succedendo, e ci siamo riusciti con molto sforzo. Adesso è il tempo di prendere una decisione, di cambiare direzione: soprattutto per quanto riguarda le scelte economiche e le scelte energetiche. Greta ha avuto il grande merito di aver portato direttamente all’attenzione del grande pubblico questo elemento. Siamo nel momento della scelta e quest’ultima è incredibilmente importante per le giovani generazioni, perché sono le uniche, da quando l’uomo ha inventato l’agricoltura (dal neolitico ad oggi), in cui la stessa generazione vedrà l’effetto di decisioni di questa portata.

Gli introiti potrebbero essere utilizzati per migliorare le infrastrutture?

C’è una larga fascia della comunità scientifica trasversale, sia della parte di scienze dell’atmosfera (che si occupa del clima), sia della parte economica (che ne valuta gli effetti), che indica nell’aumento delle tariffe una tra le possibili strategie. Sicuramente non può essere un’azione singola e non associata ad altre forme di incentivo, perché altrimenti aumentiamo solo i costi, senza avere una ricaduta effettiva positiva per l’ambiente.

Quanto può incidere il surriscaldamento globale sulla siccità del nostro paese?

Sicuramente negli ultimi anni abbiamo avuto tra gli effetti del cambiamento climatico di origine antropica, una modificazione dei regimi delle piogge. In particolare, quello che abbiamo osservato dai dati registrati è stata una diminuzione delle piogge, soprattutto nella stagione invernale al Nord, e un aumento delle precipitazioni, distribuite nella stagione autunnale-invernale-primaverile, nelle regioni meridionali. Pertanto abbiamo una situazione in cui stiamo andando verso un ribaltamento di quello che è un andamento climatico di lungo periodo. Questa è una delle impronte del cambiamento climatico in atto nel Mediterraneo e, in particolare, sulla nostra penisola. E’ un elemento che sta aggravando il problema del consumo dell’acqua e la riduzione della risorsa idrica.