Caso Cucchi, ” E’ l’ora della verità, chi ha sbagliato ne risponderà ”

Il caso del giovane ragazzo Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre del 2009 a Roma, dopo esser stato sottoposto a custodia cautelare, per spaccio di stupefacenti, dopo sei giorni dall’arresto,è giunto al termine.

Le cause principali dei diversi procedimenti giudiziari hanno ritenuto colpevoli diverse persone, tra i quali ricordiamo gli agenti di polizia penitenziaria, alcuni carabinieri e anche alcuni medici del carcere di Regina Coeli poiché la morte del ragazzo non è mai stata un caso.

A dieci anni dalla morte del 31enne si ritiene chiusa l’inchiesta per i depistaggi, 8 carabinieri rischiano il processo. Tra i quali il generale Alessandro Casarsa e il colonnello Lorenzo Sabatino, per favoreggiamento, omissione di soccorso, omessa denuncia e calunnia, questi i reati contestati.

L’atto sulla chiusura delle indagini è stato firmato dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò, il quale riguarda anche Francesco cavallo ( all’epoca tenente colonnello del GruppoRoma), Massimiliano Colombo Labriola, ( comandate all’epoca della stazione di Tor Sapienza), Luciano Soligo (una volta comandante della compagnia Montesacro), Francesco di Sano ( all’ora in servizio a Tor Sapienza) Tiziano Testarmata ( comandante della quarta sezione del nucleo investigativo) e infine il carabiniere Luca de Cianni.

Tutto questo ha portato ad una svolta, secondo il Pm vi sono state note di servizio false, a cui è stata cambiata la data e non solo, nelle dichiarazioni non è mai stata scritta la verità dei fatti, per quello che realmente era,né erano mai stati fatti presenti tutti i problemi che il detenuto lamentava. Le ‘’ carte’’ parlavano di freddo e magrezza,mai di costole rotte, mai di danni più gravi, che si sarebbero potuti risolvere, omettendo così il reale malessere che il giovane Cucchi diceva di avere. Secondo gli inquirenti la falsa annotazione di servizio è stata in primis opera del generale Casarsa e poi hanno proseguito anche tutti i carabinieri dell’epoca, l’unico non indagato fu Gianluca Colicchio il quale sostiene la procura sia stato indotto a scrivere delle false nota di servizio ‘’ uno stato di malessere generale, attribuito al suo stato di tossicodipendenza’.

ILARIA CUCCHI, ‘’ FINALMENTE CHI HA SBAGLIATO NE RISPONDERA’ ‘’ “Sapere che coloro che ci hanno provocato questi anni di sofferenza verranno chiamati a rispondere delle loro responsabilità è una grande vittoria per la nostra famiglia e per la nostra giustizia”. Esordisce così Ilaria Cucchi, il commento sulla fine delle indagini emanate dalla procura di Roma, sui depistaggi riguardo la morte del fratello.