Nuova era Pd targata Zingaretti: “Dateci fiducia, cambieremo tutto”

Nicola Zingaretti ha vinto le primarie lo scorso 3 marzo con numeri solidi e, soprattutto, un’affluenza inaspettata: oltre un milione e 600mila i votanti. Risultati che, di fatto, hanno chiuso l’era del Pd renziano.

“Le cose stanno cambiando e il Pd può tornare protagonista, ma per esserlo davvero è lo stesso partito che deve cambiare a fondo”. E’ questo il senso dell’intervento tenuto ieri, sul palco dell’ hotel Ergife di Roma, da Nicola Zingaretti, eletto segretario del partito dall’Assemblea nazionale.

Il nuovo segretario ha proposto Paolo Gentiloni come presidente del partito, poi votato a larghissima maggioranza dall’Assemblea, e come tesoriere Luigi Zanda. Nessun volto nuovo anche per la vicepresidenza, dove Gentiloni ha voluto Anna Ascani e Deborah Serracchiani.

Oltre un’ora e mezza di discorso, lungo e denso, quello di Zingaretti, per  tracciare la strada del nuovo Pd.

Il neo segretario ha toccato tutti i punti più importanti e attesi dell’agenda politica: spaccature interne al partito, errori del governo gialloverde e iniziative e proposte che il Pd dovrà mettere in campo per contrastarlo.

Zingaretti è partito proprio dalla crisi del Movimento cinque stelle, fotografata dal voto in Abruzzo e in Sardegna. Per il leader del Pd è una crisi dovuta al fatto che “una parte grande di chi ha creduto in quel movimento gli si sta rivoltando contro, perché non è stata rappresentata la speranza di cambiamento”. È da qui, per Zingaretti, che “può riaprirsi la battaglia politica”, perché “non è scontato che quegli elettori scelgano di votare per il Pd”.

Lungo è stato l’elenco delle responsabilità che il segretario del Pd ha addossato all’attuale governo, che “in nove mesi non ha concluso niente”, con numeri che parlano di “un Paese bloccato che sta decadendo”.

Ampia la pagina che Zingaretti ha dedicato al partito, un luogo immaginato come “nuovo, aperto e plurale”. Parole condivise da Maurizio Martina: “Questo è un partito, non una ‘baracca’. Siamo pronti a dare una mano, saremo una minoranza, non un’opposizione. Vogliamo dare il senso del riformismo radicale che abbiamo messo nella nostra mozione”. E aggiunge: “Il mio avversario è questa destra, non è dentro questa sala. Il Pd se vuole essere grande deve essere plurale”.

Alcune delle proposte operative lanciate dal segretario hanno riguardato l’istituzione accanto ai dipartimenti di forum tematici, ampi e aperti alla società, diretti da un’alternanza uomo-donna, e la ricostituzione della Conferenza nazionale delle donne, in quanto “il nostro programma sarà più forte perché metterà al centro le donne”.

Altra necessità invocata dal segretario, quella di un cambio dello Statuto dem, una nuova carta comune “che dovremo scrivere tutti insieme, per un rapporto positivo con i corpi sociali e con il mondo della cultura”. A tal proposito, Roberto Giachetti: “Chiedo a Zingaretti di non cambiare lo Statuto nel punto del doppio incarico del segretario che è anche candidato premier”.

Non è mancato un riferimento al tema dell’ambiente, con il richiamo alla protesta dei più giovani di tutta Europa sul clima.

Quanto alle alleanze, altro tema “caldo”, Zingaretti ha chiarito che: “E’ importante dare vita a un coordinamento di un nuovo possibile campo del centrosinistra”, uno spazio che lanci “un grande campo democratico che deve opporsi alla salvinizzazione del paese”. Le alleanze, spiega, “saranno costruite nel Paese. Non si tratta di rimettere indietro le lancette”, a cominciare da chi “è uscito dal Pd, a mio giudizio sbagliando”, ma costruire “un campo plurale”.

Ampia la pagina dedicata all’Europa: “ Vogliamo una lista europeista e aperta. Dialogheremo e ci alleeremo con la società che si organizza contro il cambiamento climatico, con i giovani che non trovano lavoro, con uomini e donne di cultura e di scienza, con coloro che credono che la battaglia contro le mafie non è solo una battaglia italiana”.

Proprio all’Europa sarà dedicata la prima iniziativa del Pd di Zingaretti, con l’adesione all’appello di Romano Prodi a fare del 21 marzo “una grande giornata di mobilitazione esponendo la bandiera europea in tutto il Paese”.

Matteo Renzi, assente per motivi privati, manda un augurio al neo segretario su Facebook: “Oggi Nicola Zingaretti inizia il suo lavoro come Segretario Nazionale del Pd. Un abbraccio a lui e a tutta la squadra che lavorerà con lui. L’Italia si aspetta dal Pd una risposta allo sfascio di Salvini e Di Maio, non più polemiche interne. Avanti tutta! Buon lavoro, Nicola”.