E’ indispensabile che lo Stato garantisca il lavoro ad ogni cittadino, perché l’uomo ha bisogno di dignità

Fiuggi, 17 marzo ’19

Nella cittadina termale, in provincia di Frosinone, è stata affrontata la problematica sociale tra docenti e discenti. A parlarcene è un neo insegnante delle scuole medie, in cui ci illustra il suo pensiero sull’intricato rapporto tra alunni e professori.

Quali sono le complessità nel mondo della scuola?

Il mondo scolastico è molto complesso, perché l’insegnante, oltre a conoscere l’argomento, deve anche saper comunicare e trasmettere la materia ai propri alunni. Saper comunicare è fondamentale, non solo a scuola, ma nella vita. Il messaggio di alcuni insegnanti arriva al cervello, ma spesso il giorno dopo viene cestinato. La cosa più importante per un insegnante, nella fascia della scuola media, è riuscire a trasmettere la parte ludica dell’argomento. Essenziale è la voglia di attirare e farsi ascoltare, affinché venga compreso dai ragazzi.

Come devono comportarsi gli insegnanti nei confronti degli alunni?

Ai tempi in cui io ero alunno, c’era un rapporto scuola-famiglia di grande rispetto. Adesso l’insegnante è considerato dai ragazzi come colui da combattere, che predica qualcosa di diverso da ciò che viene impartito a casa. Spesso i ragazzi hanno un concetto di famiglia molto labile, alcuni ragazzi sono figli di genitori separati: questo è un malessere sociale di notevole importanza. Un insegnante si accorge subito di ciò nel modo di atteggiarsi e nell’attenzione che mette nell’ora di lezione: si percepisce il disagio che questo ragazzo ha rispetto ad altri con alle spalle una famiglia sana e con dei principi. Dunque l’insegnante non è solo colui che insegna l’italiano, la matematica, piuttosto che la tecnologia o l’arte; l’insegnante diventa una specie di educatore, è colui che deve dare esempi sull’atteggiamento e sul comportamento da tenere in aula.

Come adattare il sistema formativo alle esigenze comuni?

Gli alunni e gli insegnanti devono convivere in un clima di armonia e spensieratezza. L’insegnante ha l’obbligo di capire questo nuovo linguaggio che presenzia nella scuola, che non è quello canonico, del testo scritto, ma quello confidenziale. Oggi, purtroppo, i ragazzi vivono in un mondo social, molto virtuale, in cui noi insegnanti non ci interfacciamo. La nostra grande difficoltà sussiste nel rincorrere qualcosa che non ci appartiene: non riuscire a comunicare vuol dire anche non parlare la stessa lingua. Dovremmo aggiornarci tecnologicamente per stare al passo coi tempi e imparare questo nuovo linguaggio, sempre più attuale. Se vogliamo far breccia nei loro sentimenti ed entrare in sintonia con loro, bisogna capire la loro lingua. Pertanto diventa fondamentale una forma di collaborazione tra la scuola e la famiglia. Nei vari incontri scuola-famiglia, non sempre i genitori sono propensi a parteciparvi e ad ascoltare i consigli degli insegnanti, perché presi dalla frenesia lavorativa. Si ha sempre meno tempo per parlare dei propri figli e, purtroppo, poi i risultati sono sotto gli occhi di tutti. In qualche parte del nostro paese, in questo momento, c’è un disagio familiare che segnerà parecchio la crescita di quel ragazzino. Questi disagi si ripercuoteranno sugli altri compagni e diventa sempre più complicato educare, più che insegnare.

Quali sono le disgiunture e i punti di contatto tra lavori differenti?

Io ho anche svolto, e svolgo tutt’ora, la libera professione. Il professionista riesce a gestirla, a livello di tempo e a livello di orari, in modo autonomo. Il libero professionista è libero di scegliere gli orari in cui vuole iniziare la propria attività o chiudere il proprio studio, ma è schiavo più del dipendente per gli impegni presi col cliente per portare a termine, entro una determinata data, il lavoro a cui gli viene dato l’incarico. Per cui, mi sono ritrovato molto spesso, anche in giorni festivi, a lavorare, pur di rispettare queste scadenze. Ciò porta a un impegno in cui il concetto di “libero” è relativo: ti ritrovi vessato anche di te stesso e, quindi, dell’impegno assunto. Qualsiasi tipo di lavoro, dal più umile a quello più impegnativo, ci aiuta a crescere e progredire mentalmente. Come diceva Charles Darwin “il lavoro nobilita l’uomo”, cioè lo rende nobile, migliore.

Cosa dovrebbe fare lo Stato affinché tutti possano lavorare serenamente?

Il lavoro, in generale, è qualcosa di positivo, perché dà dignità all’uomo. E’ indispensabile che lo Stato garantisca il lavoro ad ogni cittadino, perché l’uomo ha bisogno di rispetto. La sua importanza è così elevata da essere universalmente riconosciuta. Il lavoro è fondamentale, lo sancisce anche la nostra Costituzione nell’Art.1, indispensabile, necessario. Senza lavoro c’è il nulla. Lavorare è importante, ma credo fermamente che, a una certa età, l’uomo ha diritto di godere del lavoro fatto precedentemente. Dal mio punto di vista, una persona alla soglia dei 50 anni non dovrebbe lavorare più di 4/5 ore al giorno, proprio perché fisiologicamente, un lavoro intellettivo come quello della libera professione e dell’insegnamento, a differenza di quello in fabbrica che sicuramente deteriora il fisico ma non la testa, logora talmente tanto la mente che, alla fine, può anche risultare pesante lavorare 8/9 ore al giorno. Va regolamentata questa nuova attività in base all’età fisiologica della persona.