Caso Vannini, ridotta la pena da 14 a 5 anni per Antonio Ciontoli

Lo ha deciso la corte d’Assise di Appello di Roma che rivalutando il reato ha condannato l’uomo a 5 anni di reclusione, confermata la pena di 3 anni per il resto della famiglia.

E’ il 17 maggio 2015, quando Marco Vannini si trova a casa della fidanzata Martina Ciontoli intento a farsi una doccia. Improvvisamente entra Antonio Ciontoli (padre di Martina) per prendere un’arma dalla scarpiera mentre il ragazzo si trova nudo in doccia. L’uomo si rigira la pistola, dicono le ricostruzioni, non si accorge che è carica e parte un colpo. Il proiettile colpisce il ragazzo al braccio, sotto la spalla destra, trapassa polmone e cuore. Il rumore è stato molto forte tanto da essere avvertito da tutto il vicinato. Il povero ragazzo subì ben 3 ore di agonia poiché secondo l’accusa, sarebbe partito un ritardo “consapevole” nei soccorsi. Le condizioni di Vannini si aggravarono rapidamente tanto che quando gli operatori del 118 arrivano nella villetta dei Ciontoli trovano un ventenne agonizzante, arrivano gli elicotteri che lo portano d’urgenza al Gemelli di Roma ma non c’è stato nulla da fare. Da li inizia la vicenda giudiziaria che si è conclusa ieri. Una vicenda fatta da omissioni,  racconti parziali, versioni mutate, con un finale all’insegna dell’ingiustizia.

 

A cura di Sara Renzi.