Il calcio popolare come integrazione sociale

Il calcio in Italia è lo sport popolare dove, sulle tribune, si incontrano l’avvocato e l’operaio, il pensionato incontra il giovane. È un momento di confronto sugli spalti tra generazioni e classi sociali diverse unite da una passione comune, la fede per la propria squadra del cuore. Per novanta minuti non esistono classi sociali o età anagrafica, sono tutti spalla a spalla uno vicino all’altro, molte volte senza sapere chi si ha vicino, ma abbracciando chi si ha affianco per manifestare la gioia di una rete della propria squadra del cuore. Molti la Domenica “macinano kilometri”, come recita un vecchio coro, per evadere da una settimana dedicata al lavoro. Si torna dalle gare spesso stanchi, per i kilometri percorsi o per aver perso la voce per i numerosi cori, ma felici per aver sostenuto il proprio club e per assistere ad una giornata di sano sport. Quella competizione sportiva che insegna molto a partire dal rispetto per l’avversario e l’allenamento intenso, da parte dei calciatori, durante tutta la settimana per manifestare spettacolo. Quando si torna a lavoro, quando si torna a scuola o quando si prende un caffè al bar il calcio diventa motivo di sfottò con il tifoso di una squadra avversaria, che fa interagire le persone e scherzare sulle “papere” dei portieri o un rigore palese negato da un direttore di gara per una svista. Lo sfottò è uno degli elementi cardine per le tifoserie, l’appartenenza identitaria ed il legame al proprio territorio evidenziando gli stereotipi che appartengono ad ogni città che rappresenta spesso peculiarità del territorio come L’operaio torinese della Fiat che tifa per la Juventus. Le nuove generazioni vivono un calcio diverso, contaminato dalla Pay Tv e la mercificazione del calcio da parte delle emittenti televisive, che per motivi pubblicitari ed economici portano a far disputare le partite in giorni diversi, tenendo incollati davanti ad un televisore i tifosi perchè il lunedì sera non possono andare allo stadio. Il Football è un elemento d’integrazione sociale e un metodo per evadere, per novanta minuti, dai problemi quotidiani che affliggono le famiglie italiane. Gli stadi italiani hanno bisogno di più sicurezza, ma delle volte ci vorrebbe più elasticità nel autorizzare coreografie che sono frutto di un lavoro intenso da parte dei supporters e creano spettacolo e rendere le trasferte libere con maggiori garanzie di sicurezza per le famiglie che vogliono portare i propri figli in trasferta. La disputa di una partita deve essere una festa per chi ama il calcio, l’Italia ama il calcio, Mercificare questo sport significa dilaniare la passione di milioni di tifosi.