Mi ritorni in mente, bella come sei, forse ancor di più … 20 anni senza Lucio Battisti

Il 9 settembre di Vent’anni fa ci lasciava, a soli 55 anni, il più grande musicista di sempre della musica italiana: Lucio Battisti. Le sue canzoni hanno ispirato tutte le generazioni di cantautori che sono venute dopo di lui. Il suo nome è rimasto impresso nelle menti della gente che lo ha amato e non ha mai smesso di ascoltare le sue canzoni. Considerato da tutti come irraggiungibile, la sua musica non è mai morta e scandisce ogni giorno il suono della vita di migliaia di persone che canticchia ancora i suoi versi  prima di uscire di casa la mattina, in macchina durante il traffico caotico della città , oppure la sera prima di andare a letto. Insomma l’eternità del suo successo è sbalorditiva e sotto gli occhi di tutti. Basta pensare che i ragazzi del nuovo millennio conoscono a memoria le parole dei suoi versi e che quando parlano di Lucio, si rivolgono a lui come se non fosse mai andato via, come se l’avessero vissuto in prima prima persona. E’ considerato come un innovatore della musica italiana, noto per l’attenzione ai dettagli e la cura maniacale che dedicava ai suoi arrangiamenti e agli accordi. La sua abilità è stata quella di riuscire a combinare più generi insieme possibili , rinnovandosi costantemente  e ad addentrarsi con versatilità ed eclettismo nel  folk, il blues, il rock, la disco music , soul, il beat e altro ancora. Ha destrutturato la canzone italiana, immergendola di nuovi concetti e rivoluzionando il modo di fare musica, andando alle volte contro i giudizi negativi  del grande pubblico, che non era ancora pronto all’epoca a quel cambiamento radicale  che stava portando Battisti. E’ stato perfino accusato di essere simpatizzante fascista e messo in discussione per le sue discutibili doti vocali. Il 2 giugno del 1970 partecipa a ” Speciale per voi” di Renzo Arbore. In questo evento dichiara nuovamente al pubblico in sala di non essere impegnato politicamente, ma viene comunque criticata la sua voce, questa volta dal giornalista e conduttore Renzo Nissim ; alla fine, Lucio,stanco delle tante parole interrompe il conduttore rivolgendosi al pubblico :  < Sono tre ore che state a parlare e non si è concluso niente! Io propongo delle cose : vi emozionano, vi piacciono o  si o  no ?>. Dopo il silenzio il suono che irrompe sulla scena è un assordante <si> ,e così il cantautore canta “il tempo di morire” e ” Fiori rosa, fiori di pesco”. Battisti è sempre stato una persona riservata, che odiava il mescolarsi della sua vita privata con il suo lavoro, e nel 1979 rilasciò la sua ultima intervista, dichiarando :

< Tutto mi spinge verso una totale ridefinizione della mia attività professionale. In breve tempo ho conseguito un successo al pubblico ragguardevole. Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali: devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste, esiste la sua arte>. 

Arte che ha fatto immaginare, sognare, emozionare e persino piangere quella  del mito Lucio Battisti. “I giardini di marzo” è uno dei brani più noti , pubblicata nel 1972, scritta da Mogol in chiave autobiografica, parla degli anni della sua infanzia e del dopoguerra, tra povertà e difficoltà familiari.

Questa canzone è cantata tutte le volte in  occasione degli incontri dei match casalinghi della S.S. Lazio, la squadra romana di cui Lucio era tifoso,il popolo biancoceleste gioisce ancora oggi ad ogni vittoria sulle note del suo capolavoro.