Vienna, chiuse sette moschee. Dalla Turchia, Ibrahim Kalin: “E’ il frutto di un’ondata razzista”

Annunciata questa mattina la decisione del cancelliere Sebastian Kurz e del ministro degli Interni Herbert Kickl: con l’accusa di finanziamenti illeciti dall’estero e di violazione della legge austriaca sull’islam, saranno chiuse sette moschee e privati circa quaranta imam del proprio permesso di soggiorno.
Una conclusione drastica, secondo le ultime dichiarazioni motivata dagli esiti delle indagini lanciate dall’Autorità. Negli scorsi mesi sarebbero state divulgate dal settimanale Falter delle immagini di alcuni bambini vestiti da soldati in una moschea di Vienna. Inscenando la battaglia di Gallipoli, risalente al 1915, i piccoli avrebbero riportato la rappresentazione di uno dei più sanguinosi ed esiziali eventi della storia. Tra questi, una bambina in uniforme che recita: “Il mio cuore e le mie mani restano chiuse, lotterò fino all’ultimo respiro per non far passare il nemico a Gallipoli. Dio ci protegga”.
Alla constatazione di quanto accaduto, queste le dichiarazioni di Strache, vicecancelliere della Fpoe: “Non tolleriamo predicatori dell’odio che agiscono in nome della religione”
L’evento avrebbe destato sospetto e scalpore, a seguito dei quali il Paese ha provveduto indicendo la chiusura di quattro moschee, due in Alta Austria e una in Carinzia, stabilita con decreto dell’ufficio della cancelleria competente per le questioni religiose. Non manca la reazione da parte della Turchia, a difesa della quale si esprime Ankara con un tweet: “La decisione austriaca è frutto di un’ondata anti islamica, razzista, discriminatoria e populista”. Pensiero non condiviso dall’esponente della Lega, Matteo Salvini: “Un plauso ai provvedimenti di Vienna. Credo nella libertà di culto, non nell’estremismo religioso. Chi usa la propria fede per mettere a rischio la sicurezza di un paese va allontanato. Spero già la prossima settimana di incontrare il collega per confrontarci su linee d’azione”.