La Terra dell’abbastanza, il male di una criminalità senza via di fuga

Damiano e Fabio d’Innocenzo presentano la loro opera che sarà in sala a partire dal 7 giugno con Adler Entertainment. 

Osannato dalla critica italiana e internazionale al festival di Berlino, il film d’esordio dei fratelli romani ha appena ricevuto tre nomination ai Nastri d’argento. Andrea Carpenzano e Matteo Olivetti interpretano rispettivamente Mirko e Manolo, due giovani amici della periferia di Roma che frequentano la scuola alberghiera e sognano di fare i bartender. Bravi ragazzi che però cadono nel vortice del male, perdendo ogni forma di compassione. Infatti una notte si ritrovano ad investire un uomo e decidono di scappare. Questa tragedia si trasforma per loro in un colpo di fortuna: la vittima è un pentito di un clan criminale e, uccidendolo, i due si sono guadagnati un ruolo di rispetto tra i boss della zona. Un incidente diventa il loro biglietto d’ingresso dentro la malavita.

Chi sono i fratelli d’Innocenzo? I due ventottenni sono cresciuti tra il periferico quartiere di Tor Bella Monaca, Lavinio e il litorale di Anzio, provengono da una famiglia semplice e umile. Ne La terra dell’abbastanza ripropongono la poetica della periferia romana anche se ci tengono a dire i registi: “Il nostro più che altro è un film sull’amicizia in un posto di preannunciata sconfitta. Come si può sfuggire alla coattagine? Semplice, a noi ha aiutato la cultura che avevamo in casa “. Nel film riescono in modo molto eclettico ad unire all’accento romani lampi di cultura non da poco, dal Neorealismo a Wes Anderson, da Tim Burton a Pasolini fino ad Abel Ferrara e Bacon.

Tematica molto attuale quella dell’iniziazione volontaria alla delinquenza da parte di giovani che sarebbero potuti diventare davvero dei bravi ragazzi. “Con questo film volevamo raccontare com’è maledettamente facile assuefarsi al male” dichiarano i registi. In un mondo in cui la sofferenza è sinonimo di debolezza, i nostri protagonisti si spingeranno oltre il limite della sopportazione: vedere fin dove si può fingere di non sentire nulla”. “Noi chiamiamo sempre questo un film a specchio, nel senso che non c’è solo quello che si vede sullo schermo, ma c’è un riflesso di questo specchio, che ti fa connettere con la tua interiorità e ti fa fare delle domande estremamente generanti, fondanti su cosa vuol dire vivere il momento storico che viviamo, vivere la sofferenza, vivere il senso di colpa”. Per i fratelli D’Innocenzo c’è qualcosa di più importante della criminalità: la cultura.