Babchenko non è morto. Solo una messa in scena.

Ieri sera era stata trasmessa la notizia dell’omicidio di Arkady Babchenko, giornalista russo che si è trasferito in Ucraina lo scorso autunno perchè non si sentiva più al sicuro in Russia. Invece si è trattata solo di una (al quanto sconsiderata) messa in scena.

Babchenko si è presentato oggi ad una conferenza stampa dello Sbu, l’intelligence ucraina, insieme al capo dei servizi Wassily Grizak. È stato quest’ultimo a svelare i dettagli di un piano che sarebbe stato preparato per oltre un mese, nelle parole di Grizak «un’azione speciale servita a sventare un complotto dei russi per assassinare Babchenko».

Secondo l’intelligence ucraina, è stato scoperto un piano per assassinare Babchenko ed è stata presa la decisione di organizzare un’operazione speciale durante la quale sarebbero riusciti a raccogliere prove inconfutabili dell’attività terroristica dei servizi speciali russi nel territorio ucraino. I servizi segreti di Mosca avrebbero ordinato l’omicidio, pagando 40 mila dollari a un criminale locale per l’organizzazione. Grizak ha detto che il mancato killer è stato arrestato. Si tratterebbe di un ucraino dell’Est, ma non sono state date spiegazioni sul perchè si sia deciso di ricorrere a questo espediente.

Non sono mancate le reazioni da parte del Cremlino ovviamente.  Maria Sacharova, portavoce del ministero degli Esteri russo a bollato la vicenda come una mascherata e una maldestra azione propagandistica. “La notizia migliore è che Babchenko è vivo”ha detto la Sacharova . Più duro Konstantin Kossachov, membro del Consiglio della Federazione ed esperto di politica estera: “Spiace che il giornalista si sia prestato alla provocazione dei servizi ucraini”. Il segretario generale di Reporters sans Frontières, Christophe Deloire ha affermato come sia triste e deplorevole, che l’intelligence di Kiev abbia giocato con la verità, quale che ne sia il motivo.

Ciò che è successo può risultare al quanto anomalo, ma va contestualizzato. Secondo l’Organizzazione per la protezione dei giornalisti (CPJ) infatti , il Paese sarebbe uno dei più pericolosi per i reporter. Il caso forse più eclatante, che suscitò per la prima volta anche una forte reazione da parte dell’opinione pubblica russa, fu l’uccisione, nel 2006 di Anna Politkovskaja, molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sua opposizione al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.  Boris Nemtsov, all’epoca uno degli oppositori più in vista del presidente russo Vladimir Putin, fu ucciso per strada nella zona che è la più sorvegliata di tutta la Russia: quella del Cremlino. Ad altri, finora, sta andando meglio. Alexei Navalny, Anatolij Karpov e Sergei Udaltsov appartengono alla categoria degli oppositori politici che subiscono periodicamente angherie e infortuni che limitano grandemente la loro capacità di azione.

Claudio Guiducci