Rigopiano, la carta valanga avrebbe potuto evitare la tragedia?

L’inchiesta si allarga. Il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia contestano  la mancata realizzazione della Carta di localizzazione dei pericoli da valanga che è stata decisiva nella costruzione dell’hotel di lusso in quel punto.

Era il gennaio 2017 quando una valanga travolse e distrusse l’albergo Rigopiano provocando la morte di 29 persone.  Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e gli ex presidenti Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi, sono accusati di omicidio, lesioni in merito e disastro colposo. Con le stesse accuse, la Procura di Pescara ha indagato anche gli assessori con le deleghe alla protezione civile dal 2007 a oggi, ovvero Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca.

La mancata applicazione di una legge e l’inerzia lunga decenni potrebbero essere alla base del disastro avvenuto sulle montagne abruzzesi. “Si è reso necessario approfondire il tema dei tempi, modi e risorse finanziarie necessarie per la redazione della Carta localizzazione pericolo valanghe da parte dell’Ente Regione Abruzzo sia nelle sue articolazioni politiche che tecniche amministrative, a far tempo dall’emergere nel 2007 nell’ambito della carta storica delle valanghe del sito di Rigopiano, nonché in punto di gestione regionale dell’emergenza neve nel gennaio 2018”, ha spiegato il procuratore capo Serpi.

Diversi i temi analizzati dagli inquirenti, dalla prevenzione del rischio valanghivo al rispetto delle normative per l’edificazione del resort, fino alla gestione dell’emergenza neve e agli eventuali ritardi nelle operazioni di soccorso.  Le omissioni e i rinvii partono dal 1993 quando il Coreneva, il comitato regionale neve e valanghe, risulta aver sollecitato la realizzazione della Carta. Nel 2014 l’ex governatore Chiodi fa una delibera che però non vede mai attuazione, tanto che l’iter si è messo in moto solo dopo la strage di Rigopiano.