Festa della mamma, come si vive la maternità oggi

Il numero delle donne che scelgono di diventare mamme, nel nostro Paese, è in caduta libera. Abbiamo il più basso tasso di fecondità d’Europa, insieme alla Spagna, e la più alta età media alla nascita del primo figlio, 31 anni.

Eppure, la netta riduzione del numero medio di figli non sembra il frutto di una scelta individuale, bensì il risultato del confronto con un ambiente difficile. Quest’ ipotesi è confermata dal fatto che nelle regioni dove le condizioni per essere genitori sono più favorevoli, in termini di servizi per l’infanzia, condizioni socio economiche e opportunità lavorative, i tassi di fecondità sono più elevati.

In troppi casi, ancora oggi, le donne sono costrette a scegliere tra diventare madri ed essere attive nel mondo del lavoro. E’ rivelatore in questo senso il dato sui tassi di occupazione femminile. Se per le donne dai 25 ai 49 anni senza figli il tasso di occupazione è del 70,9% (quindi in linea con molti paesi europei ), per le donne con figli cala drasticamente: 62% quando si ha un figlio, 52,6% con due figli, 39,7% se si hanno tre o più figli.
Un circolo vizioso lega insieme il mancato inserimento delle donne nel mercato del lavoro, l’assenza di servizi di cura per la prima infanzia, lo squilibrio nell’assunzione delle responsabilità familiari tra donne e uomini, la denatalità. Le esperienze di altri Paesi europei ci dicono che questo circolo vizioso può essere spezzato, a condizione di attivare coraggiose e lungimiranti politiche di sostegno alla genitorialità, coordinando interventi e risorse europee, nazionali e regionali e mettendo fine alla miriade di interventi spot e “una tantum” del tutto inefficaci.
È difficile immaginare uno sviluppo equilibrato per il nostro Paese, in uno scenario in cui diventare mamme è una corsa ad ostacoli.
E l’Italia è anche un paese disomogeneo, sempre più disomogeneo, da questo punto di vista. Le differenze tra il Nord e il Sud del Paese invece di attenuarsi, negli anni, si accentuano.
Oppure analizzare il dato della mancata partecipazione al mercato del lavoro delle giovani donne, tra i 25 e i 34 anni: il 57,4% di loro in Sicilia è fuori dal mercato del lavoro a fronte del 15% della Lombardia. I divari territoriali si fanno sentire anche sul fronte delle cure sanitarie per la gravidanza e il parto, dove, come Italia, continuiamo ad essere all’avanguardia nelle classifiche mondiali, ma questo primato scricchiola.
Per tutti questi motivi, quando si parla di maternità in Italia è bene andare a vedere la condizione di ogni regione.
Per poter offrire dunque una lettura delle condizioni delle mamme nelle diverse aree del paese, dobbiamo mettere in luce tre dimensioni fondamentali: l’accesso al mondo del lavoro, i servizi di cura per l’infanzia, la condivisione delle responsabilità familiari tra donne e uomini. Questi dati, nella loro gravità, aspettano di essere analizzati con attenzione e, soprattutto, aspettano un governo che li traduca in una vera agenda di lavoro.