Aldo Moro, un uomo ancora da salvare

Il 9 maggio di 40 anni fa veniva a mancare l’onorevole della Dc Aldo Moro, ritrovato all’interno del bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani, a Roma. Lo statista, per 55 giorni ostaggio delle Brigate Rosse, era stato sequestrato in via Fani il 19 marzo del 1978. Oggi, l’omicidio dell’allora presidente della Democrazia Cristiana rimane ancora uno dei tratti più oscuri della storia dell’Italia del Dopoguerra.

Il luogo del ritrovamento non fu una scelta casuale. Infatti, via Caetani è situata vicino alla sede nazionale della Democrazia Cristiana di piazza del Gesù, e alla sede del Partito Comunista Italiano di via delle Botteghe Oscure. Lì, nel bagagliaio della Renault, giaceva il cadavere dell’uomo che simboleggiava il possibile “compromesso storico” tra le due massime potenze politiche italiane dell’epoca. Un compromesso storico che le Brigate rosse avevano deciso di combattere.

La figura di Moro è quella di un sacerdote della Repubblica a cui ci si è affidati nel momento del bisogno, un uomo che ha segnato una svolta nella storia della politica italiana, portando avanti la visione di un tutto veritiero, luminoso e amorevole. Ma oltre a questo era anche un padre, un marito e un nonno, e la famiglia non l’ha dimenticato, anzi, combatte tutt’oggi per liberarlo dal ”caso Moro” di cui si è parlato negli ultimi 40 anni, che ancora fa acqua sotto molti aspetti. La primogenita di Aldo Moro, Maria Fida Moro, annuncia di voler denunciare lo Stato italiano al Tribunale internazionale dei Diritti dell’uomo dell’Aja con l’accusa di aver nascosto la verità riguardo a questa tragedia. Insieme al figlio, Luca Moro, ha creato il sito ‘www.salviamoaldomoro.it’ su cui viene pubblicato un appello-petizione perché sia applicata la legge in favore delle vittime del terrorismo anche nei confronti di Aldo Moro. Ma soprattutto perché non deve essere discriminato a sua volta. ”Molte persone hanno lucrato su di lui e nessun politico fino ad oggi ha sostenuto il loro appello”, afferma la figlia. Infine, chiedono che il lavoro della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e l’omicidio di Aldo Moro venga divulgato perché contiene moltissime conclusioni che ribaltano le verità ufficiali.

Maria Fida Moro, fa notare inoltre che ”il problema vero è che lo stato, che non perde occasione di invocare la legalità, non può ignorare Aldo Moro come se non fosse, a sua volta, vittima del terrorismo, tanto che la data della sua morte è stata scelta come giorno del ricordo di tutte le vittime. La legge vale in favore di ogni vittima e quindi anche per mio padre e per me. E’ impensabile che non venga applicata per la persona che ha avuto la sorte più terribile, visto che è stato rapito e tenuto prigioniero per 55 giorni ed ha subito un’agonia inenarrabile”, ha riportato nel sito sopracitato. Insomma, una storia e una vita ancora tutta da raccontare e scrivere, di un uomo che ha scelto di vivere nel bene, e che nonostante le molteplici avversità ha sempre rispettato tutto e tutti, trasmettendo valori che hanno aiutato persone a trovare la loro luce interiore senza perdere mai la speranza.