Borrometi: “io, minacciato di morte dalla mafia”

Dalla Sicilia «bebba» della provincia siracusana a nuove minacce per Borrometi, giornalista dell’agenzia di stampa AGI e fondatore di ‘la spia’.

“Se c’è un giornalista che rischia la vita in Italia, questo è Paolo Borrometi”. Così aveva dichiarato già nel 2017 il procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania.

Fin dagli inizi della sua carriera da giornalista, Borrometi si è dedicato al giornalismo di inchiesta, soprattutto per quando riguarda la criminalità organizzato nella sua Sicilia prendendo di mira proprio quel luogo dove cresce, proprio in quel luogo in cui Salvatore Giuliano e suo figlio agiscono silenziosamente per conto della mafia. Sin dagli inizi riceve intimidazioni mafiose, chiamate e messaggi minacciosi data la ‘scomoda’ posizione che il giornalista ha, in tutti questi anni, ricoperto nei loro confronti.

Già nell’aprile del 2014 Borrometi aveva subito un’aggressione da alcune persone incappucciate inviate da boss della zona, motivo per cui, in aggiunta alle continue minacce da parte della mafia, il giornalista vive dall’agosto dello stesso anno, sotto scorta dei Carabinieri.

Ad oggi la situazione si è complicata ulteriormente: pericolo scampato grazie alle tempestive intercettazioni telefoniche del boss di Cosa nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano che, durante una telefonata a Giuseppe Vizzini – altro esponente di spicco della criminalità organizzata- ordinava a quest’ultimo: “fallo ammazzare ma […] ci interessa”. Nel mirino del boss ancora una volta Paolo Borrometi.

“Ti rompo il **** sono Salvatore Giuliani, non toccare la mia persona e la mia immagine soprattutto”. Questo ripreso dalla telefonata del 1 febbraio 2018 che il giornalista aveva ricevuto dal boss, che sarà poi seguita da ulteriori minacce di morte e, in questi ultimi giorni, dalla preparazione di una grave azione volta all’omicidio di Borrometi evitato grazie all’intervento dello Stato e grazie alla sua costante copertura.

Paolo Borrometi ha deciso di non mollare ma ti continuare a seguire quel sogno di giustizia e verità di Giovanni Spampinato, esempio e guida dello stesso Paolo.  

Nelle prime ore del pomeriggio il legale di Salvatore Giuliano definisce la notizia del presunto attentato a Borrometi come una bufala e un’incomprensione dei Magistrati che si occupano del caso. Motivo di tale incomprensione sarebbe, per l’avvocato Luigi Caruso Verso un fraintendimento sul dialetto siciliano nella frase “fallo ammazzare” come “non ti curar di lui” in italiano.

Tale notizia suscita scalpore e indignazione da parte dello stesso Borrometi e di tutti i colleghi e collaboratori del giornalista.