Tiangong-1 e il pericolo scampato

La Tiangong-1, ossia il ‘Palazzo celeste’, è stata la prima stazione spaziale cinese lanciata in orbita nel 2011 per effettuare vari esperimenti inseriti nel programma spaziale della Cina. Il rientro di Tiangong-1 era stato fissato per l’ormai lontano 2013, la data è stata prorogata fino a fine 2017: è iniziata così a correr voce che la stazione spaziale fosse fuori controllo.

Il cosidetto Palazzo celeste non era certamente tra i veicoli spaziali più grandi lanciati dalla Terra, era lungo infatti  10,5 metri con un diametro di circa 3 metri, due pannelli solari delle dimensioni di sette metri per tre e dal peso di otto tonnellate e mezzo.

Il viaggio della Tiangong-1 dopo 2.375 giorni e 21 ore può dirsi concluso: nei giorni passati infatti è stato lanciato l’allarme riguardo la caduta sulla Terra di materiale proveniente dalla stazione spaziale, infatti dopo aver perduto il controllo di assetto ha iniziato a “ruzzolare” o a “tombolare” cioè a ruotare in maniera anomala e incontrollata su se stessa, rendendo estremamente difficile calcolare a quando l’impatto e cosa sarebbe potuto accadere.

Fortunatamente nessun danno per nessuna delle città che era stata definita a rischio, la stazione è entrata in collisione con l’atmosfera terrestre alle ore 2.16 di notte (ora italiana) del 2 aprile e dopo quaranta minuti i frammenti si sono dispersi nell’ Oceano Pacifico, dalla Cina arrivano ulteriori dettagli, la sonda si sarebbe immediatamente incendiata e distrutta quando ha impattato contro il primo strato della nostra atmosfera.

Ha certamente rappresentato un banco di prova per l’Italia il rientro della stazione spaziale cinese; prova che l’Italia sembra aver superato brillantemente.  I radar italiani infatti sono stati in grado di rintracciare oggetti complessi e i telescopi ottici di università e Asi hanno aiutato a ricostruire le informazioni fisiche relative all’assetto ma anche il centro di calcolo dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “Alessandro Faedo” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ha fornito risultati impeccabili.

Chiara Dell’Erba