Cina,ritorno al passato: Xi Jinping come Mao?

Il Congresso Nazionale del Popolo cinese ha votato la grande riforma della Costituzione, abolendo il limite del mandato  che durava da oltre 30 anni, dal 1982 quando fu inserito da Deng Xiaoping . La scelta dell’Assemblea rappresenta un ritorno al passato per la Cina e afferma, e conferma,  Xi Jinping come una delle figure più potenti nella storia cinese. Sessantaquattro anni, alla guida di Pechino dal marzo 2013, Xi Jinping ,che è anche segretario generale del Partito e presidente della Commissione centrale militare, oltre a controllare una dozzina di organismi di governo, è stato eletto cinque anni fa con la quasi totalità dei voti favorevoli: 99.86 per cento di consensi, un solo voto contrario e tre astensioni. Cifre che si avvicinano molto a quelle odierne fuoriuscite dalle 28 urne “rosse” ( due no, tre schede bianche e una nulla). Xi Jinping ha ora la strada spianata per poter governare fino alla morte. Inevitabile il confronto con Mao Zedong che instaurò il regime dittatoriale durato dal 1949 al 1976. Ufficialmente non si tratta di una presidenza a vita, essendo stati aboliti soltanto i limiti temporali e non quelli del Congresso che dovrà rieleggerlo,avendo esso però in realtà soltanto la funzione di prendere atto delle scelte del partito…è tutto da vedere. I numeri sono però dalla sua parte e difficilmente potrà esservi un’inversione di tendenza. Solo la storia potrà dirci se oggi è nato un nuovo “dittatore cinese”.

Stando alla versione ufficiale l’obiettivo di Xi Jinping è quello della “rinascita” cinese, una modernizzazione del Paese che lo porti entro il 2035 al livello degli Stati Uniti. E grazie a questa modifica alla Costituzione, fatta passare prima all’interno del Partito e poi nella Assemblea nel giro di pochi mesi, si assicura il tempo per raggiungere quel traguardo. Che sia l’inizio di una tirannia mascherata dalla modernizzazione?