La prima donna italiana con una mano bionica

Fa ben sperare la storia di Almerina Mascarello, 55 anni, la prima italiana a cui è stata impiantata una mano bionica. Per peso e dimensioni, è molto simile a una mano in carne e ossa. Può essere facilmente utilizzata per afferrare gli oggetti e, cosa più innovativa, è sensibile al tatto.

Almerina ha vissuto per oltre 20 anni con un solo arto, fin quando non è entrata in contatto con i ricercatori e i medici che hanno lavorato allo sviluppo della nuova mano “intelligente”. L’intervento, eseguito presso il Policlinico Gemelli di Roma, ha letteralmente cambiato la vita di Almerina. <<Ho potuto per la prima volta sentire la consistenza – racconta la donna – distinguere un tessuto da una carta>>. Il dispositivo, realizzato a Pisa dal gruppo coordinato da Silvestro Micera della scuola superiore Sant’Anna e del Politecnico di Losanna, è in grado di imitare perfettamente peso e dimensioni di una mano naturale. La mano bionica sa riconoscere la forma e la consistenza degli oggetti manipolati.

Il primo a sottoporsi ad un intervento del genere fu nel 2014 un uomo Danese di 36 anni. Ma allora la mano bionica non è mai uscita dal laboratorio, a causa dell’eccessivo ingombro. Almerina è stata la prima ad aver portato con sé la mano. La parte elettronica infatti è stata rimpicciolita, tanto da poter entrare in uno zaino. Come spiega Paolo Maria Rossini, direttore della clinica neurologica del Policlinico Gemelli, dal 2009 sono 5 le persone che si sono sottoposte a questo tipo di sperimentazione. Almerina però è stata la prima donna, la prima italiana e la prima ad indossare la mano bionica per sei mesi, anche al di fuori del laboratorio.

Ma come funziona il dispositivo? La mano protesica ha dei sensori che rilevano informazioni sulla consistenza di un oggetto. Questi messaggi sono inviati a un computer in uno zaino che converte i segnali in un linguaggio che il cervello è in grado di comprendere. L’informazione viene trasmessa al cervello di Almerina tramite piccoli elettrodi impiantati nei nervi della parte superiore del braccio. Nei test Almerina, pur essendo bendata, è stata in grado di dire se l’oggetto che stava toccando era duro o morbido.

Il prossimo passo darà quello di ridurre ulteriormente l’ingombro della parte elettronica. Almerina ha dovuto restituire la sua mano bionica, in quanto solo un prototipo. <<Mi hanno promesso che ne avrò una tutta mia a maggio o poco dopo – ha riferito la paziente – e allora tutti i miei sacrifici saranno ben ripagati>>.