Chris Froome positivo al test antidoping alla Vuelta. Lui si difende “Tutti sanno che soffro d’asma”

 

Per l’Uci la sostanza è un broncodilatatore, presente nel campione di ciclismo in dosi superiori al limite consentito.

 

Chris Froome, campione 32enne di ciclismo e da molti considerato il più grande della storia recente del ciclismo, è risultato positivo ai test antidoping dell’ultima Vuelta – vinta dallo stesso Froome, compiendo un’impresa da pochi: la vittoria di due delle tre grandi corse a tappe nello stesso anno (la Vuelta, il Tour de France e il Giro d’Italia). Impresa che non accadeva dal 1978.

Il “keniano bianco”, come viene soprannominato perché nato in Kenia da genitori britannici, ha vinto il Tour per quattro volte: nel 2013, nel 2015 e 2016, e nel 2017. Quella della scorsa estate è stata la sua prima vittoria alla Vuelta, quindi gli resta solo da vincere il Giro d’Italia a cui aveva già annunciato la sua partecipazione con lo scopo di vincere Giro e Tour.  

 

 

Da sempre gli sono state rivolte le accuse, senza prove, di praticare il doping più all’avanguardia, persino quello genetico. Ma questa volta è nei guai seri a causa di un comunissimo farmaco per l’asma che contiene il salbutamolo. Proprio in virtù del fatto che l’asma è una condizione comune anche tra gli atleti, e nonostante il farmaco possa essere assunto senza chiederne la terapia al medico, la Wada (World Anti-Doping Agency) cinque anni fa stabilì delle regole in merito alla sua assunzione allo scopo di individuare rapidamente chi ne abusa o chi lo assume non a scopi terapeutici.

Quindi l’assunzione è consentita a patto che non se ne inali più di 1600 microgrammi in 24 ore, oppure 800 microgrammi nell’arco di 12 ore. Quindi è stata fissata la quantità- limite riscontrabile nelle urine degli atleti: 1000 nanogrammi per millilitro.

L’Unione Ciclistica Italiana fa sapere con un comunicato stampa che il campione britannico del team Sky è risultato positivo al broncodilatatore e aggiunge che Froome è “sottoposto alla sospensione provvisoria obbligatoria” proprio a causa della natura del farmaco. Questo vuol dire che il ciclista non è stato sospeso perché il farmaco è stato assunto a fini terapeutici, quanto piuttosto per la natura del farmaco stesso e per le quantità rilevate nelle urine, sopra il dosaggio consentito.

La risposta di Froome non si è fatta attendere, ed è arrivata attraverso un comunicato in cui dichiara: “Tutti sanno che ho l’asma e conosco le regole, uso un inalatore per prevenire i sintomi, sempre entro i limiti consentiti, e so perfettamente che sarò controllato ogni giorno che indosso la maglia di leader – e prosegue – Durante la Vuelta ho avuto un peggioramento dell’asma, quindi ho seguito il consiglio del medico della squadra e aumentato la dose di salbutamolo, come sempre, stando attento a non usarne più di quanto permesso. Prendo molto sul serio la mia posizione di leader nel mio sport. L’Uci ha tutto il diritto di esaminare i risultati delle analisi e gli fornirò tutte le informazioni necessarie insieme al mio team”.

Nel comunicato diffuso invece dal team di Sky si legge: “Chris soffre di asma fin dall’infanzia e utilizza un inalatore per prendere un farmaco comune, il salbutamolo, per prevenirne e alleviarne i sintomi. Il salbutamolo è consentito dalle norme Wada quando inalato fino a un limite di 1.600 microgrammi (mcg) per un periodo di 24 ore e non più di 800mcg oltre 12 ore”.

Il problema però è che Chris Foome, stando ai risultati della analisi, ha assunto il farmaco in quantità superiori risetto a quelle fissate dalle regole dell’antidoping, come dichiarato anche dall’Uci: “L’Uci conferma di aver notificato al corridore britannico Christopher Froome un risultato d’analisi anormale (Raa) per la presenza di salbutamolo in una concentrazione superiore a 1000ng/ml (nanogrammi per millilitro) in un campione raccolto durante la Vuelta il 7 settembre. Il risultato delle analisi è stato notificato a Froome il 20 settembre. L’analisi di un secondo campione ha confermato il risultato”. Nel campione prelevato all’atleta al termine della 18esima tappa della Vuelta ce ne era esattamente il doppio: 2000 nanogrammi per millilitro. Quindi ci troviamo dinanzi ad una concentrazione doppia rispetto al limite consentito dalle regole della Wada.  

A questo punto il Team Sky ci tiene alla replica, dichiarando: “Il limite è solo un indicatore. Il salbutamolo viene secreto dall’organismo nelle urine in maniera a volte imprevedibile, non a caso la federazione internazionale non ha sospeso l’atleta e chiede ulteriori controlli prima di prendere provvedimenti”.

 

Marta Piccioni