Gerusalemme capitale d’Israele. Hamas pronto a lanciare una nuova Intifada

Rimanendo fedele alle sue promesse elettorali, Trump ha riconosciuto Gerusalemme come capitale suscitando le reazioni di tutto il mondo.

Una mossa molto delicata e pericolosa che rischia di far precipitare drasticamente la situazione in Medio Oriente. Le reazioni dei Palestinesi non si sono fatte attendere, sono scesi in piazza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza per protestare contro la decisione del presidente americano. Nel centro di Hebron sono già scoppiati violenti scontri per cui il clima è sempre più teso.

“Si pentirà della sua decisione” ha affermato il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh. In una conferenza stampa a Gaza, Haniyeh si è rivolto ai palestinesi invitandoli a lanciare un’Intifada generale contro l’occupazione e contro l’ultima decisione americana. “In cima alle nostre priorità come palestinesi vi è oggi quella di uscire dal processo di Oslo, poiché la decisione americana lo seppellisce per sempre”, ha aggiunto. Il leader ha anche proposto di convocare una riunione generale per studiare nel dettaglio la situazione. Tuttavia è convinto del fatto che per questo problema non esistano “mezze soluzioni” e che l’unico modo sia quello di ricorrere alla forza e alla violenza.

Centinaia di manifestanti hanno protestato, sventolando bandiere palestinesi, nella Città Vecchia di Gerusalemme, in particolare nella zona della Porta di Damasco. Uno degli slogan lanciati nel corso della manifestazione recitava: “Siamo pronti a sacrificare le nostre vite per al-Aqsa” . In tutte le principali città della Cisgiordania sono state organizzate proteste contro Trump, da Ramallah a Jenin, da Hebron a Betlemme, dove sono state lanciate pietre contro le forze di sicurezza.

Il provvedimento preso dalla presidenza statunitense è stato accolto con perplessità dal mondo Occidentale. L’ONU ha nuovamente confermato la sua contrarietà ad ogni “misura unilaterale che comprometta la prospettiva di pace tra israeliani e palestinesi”,tuttavia ha ammesso che “non esiste un piano B” alternativo alla soluzione del conflitto. Domani in mattinata si svolgerà un incontro tra gli otto Paesi, tra cui l’Italia che hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.