Trump ha deciso, Gerusalemme riconosciuta capitale d’Israele

Donald Trump ha preso la sua decisione, Gerusalemme deve essere la nuova capitale dello Stato d’Israele.La questione che da circa 48 ore sta tenendo banco in medio oriente pare essere arrivata al suo epilogo.Il presidente degli Stati Uniti d’America ha affermato di aver già dato istruzioni per trasferire l’ambasciata da Tel Aviv  a Gerusalemme.”Decisione necessaria per la pace”, ma la scelta non ha trovato tutti d’accordo. Netanyahu,primo ministro israeliano, ha esultato sottolineando come si tratti di un atto giusto e generoso,”una pietra miliare”.

Al contrario questa scelta ha portato ad una dura reazione di piazza in Palestina e alle durissime parole di Abu Mazen ,che ha chiuso alla possibilità che gli Stati Uniti possano in futuro ricoprire nuovamente la posizione di mediatori per un accordo di pace tra israeliani e palestinesi e dell’Olp, organizzazione per la Liberazione della Palestina, che accusa Trump di aver “distrutto ogni speranza di soluzione di pace sulla base del principio dei due Stati”

Tanta la tensione nella comunità internazionale,dove regna soprattutto la preoccupazione per gli sviluppi derivanti da questa decisione. Emmanuel Macron non ha usato giri di parole,definendo deplorevole la scelta unilaterale del presidente statunitense,mentre Theresa May ha affermato come non sia utile ai fini del raggiungimento di una pace duratura.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ,tramite un tweet, ha invitato a prendere tali decisioni nell’ambito del processo di pace basato sui due Stati, Israele e Palestina

Gerusalemme capitale non è tuttavia qualcosa di completamente nuovo,infatti esiste una legge negli USA dal 1995 che prevede tale possibilità, ma nessun presidente prima l’aveva mai applicata, proprio a causa della delicatezza della questione palestinese,ma ormai Trump ha abituato i propri concittadini e la comunità internazionale a decisioni quantomeno discutibili,come il muro al confine col Messico o la chiusura delle porte agli immigrati di alcuni Paesi del medio oriente come Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia, Chad, Corea del Nord, Iraq e Venezuela.

Ora si resta in attesa dell’applicazione di tale affermazione, poichè la situazione in Palestina è una bomba ad orologeria che rischia di esplodere da un momento all’altro ,soprattutto a seguito delle parole dei leader palestinesi.Se la pace in Israele sembrava una chimera prima,si rischia adesso di scrivere definitavemente la parola “fine”.

Claudio Guiducci