Ius soli, una discussione lunga 13 anni

ROMA – La Conferenza dei Capigruppo riunitasi lo scorso 5 dicembre ha approvato il calendario dei lavori dell’Assemblea fino al 14 dicembre.
Tra i vari argomenti in esame come i testimoni di giustizia, i figli degli orfani di crimini domestici e la prevenzione contro il terrorismo di matrice jihadista, si discuterà anche il tema della cittadinanza.
Il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda ha dichiarato:

“Resto dell’idea che il calendario così come ieri è stato definito dalla Conferenza dei Capigruppo del Senato possa essere interamente rispettato prima della pausa natalizia, a partire dal ddl sul fine vita e comprendendo lo Ius soli. A condizione che nessun gruppo organizzi tattiche ostruzionistiche o favorisca artificiose perdite di tempo. Se questo accadesse mi vedrei costretto a chiedere una nuova convocazione della Conferenza dei Capigruppo per modificare il calendario”

 

Ius soli, il disegno di legge in esame

Lo Ius soli dal latino “diritto del suolo” è un ddl, che prevede l’acquisizione della cittadinanza in base alla nascita su un determinato territorio. In Italia si contrappone alla normativa in vigore n.91/1992, che si basa sullo ius sanguinis, diritto del sangue.

In accordo con la legge vigente essere cittadini di uno Stato è un carattere ereditario, come il colore degli occhi o dei capelli.
Cosa accade ai figli di genitori stranieri?  Il diritto alla cittadinanza si ottiene con la maggiore età, e a patto che si risulti residenti in Italia per tutta la durata dei 18 anni.

La richiesta della cittadinanza va effettuata entro un anno, altrimenti si diventa cittadini con le possibilità previste dalla legge ordinaria

  • In caso di matrimonio con un/a italiano/a;
  • In base alla residenza

Bisogna fare chiarezza

Concedere o meno la cittadinanza è un argomento, che ha infiammato gli animi di molti. Prima di scegliere la bandiera dei favorevoli o quella dei contrari è sicuramente opportuno fare chiarezza in merito, eliminando i falsi miti e gli slogan legati agli schieramenti politici. Alcuni provvedimenti vanno oltre i partiti, ma abbracciano il più semplice e limpido concetto di umanità e i diritti connessi.

Lo ius soli viene applicato anche oggi, ma rientra in una procedura “eccezionale”, applicata nei seguenti casi

  • Soggetto nato sul territorio italiano da genitori ignoti o aploidi, persone che nessuno Stato – in base al proprio ordinamento giuridico- considera come propri cittadini
  • Figlio di ignoti trovato sul territorio italiano

Sfatare i falsi miti

  • La legge sulla cittadinanza è legata ai singoli Stati e non è imposta dall’esterno. Nessuna normativa dell’UE ha obbligato l’Italia a fare dei cambiamenti. Va comunque riconosciuto, che l’Italia non è il Paese con le norme più restrittive, ma rimane comunque indietro rispetto ad altri Stati. Si prenda il caso della Francia, che si trova a dopo la frontiera.
    I bambini nati entro i confini francesi da genitori stranieri acquistano la cittadinanza in automatico al raggiungimento dei 18 anni. È sufficiente abbiano trascorso 6 anni in Francia e non deve esser fatta nessuna richiesta entro i 19 anni, come avviene in Italia.
  • Lo ius soli non prevede la concessione indiscriminata della cittadinanza, non riguarda chiunque sia nato in Italia, ma deve rispondere a determinati requisiti, che in alcuni versi sono più determinanti di quelli oggi in vigore. Basti pensare, che alcuni sono connessi all’istruzione e quindi all’aver dimostrato di essere stati esposti agli stessi elementi culturali degli italiani “di sangue”.

Ius soli, e i requisiti fondamentali

Il ddl è subordinato ad alcune condizioni per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: lo ius soli temperato, diritto legato al territorio e lo ius culturae, connesso all’istruzione.

Lo ius soli temperato prevede si ottenga la cittadinanza italiana dalla nascita se uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore non proviene da uno degli Stati membri dell’UE deve avere i seguenti requisiti:

  • Avere un alloggio, che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge
  • Aver superato un test di conoscenza della lingua italiana
  • Essere in possesso di un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale

Lo ius culturae riconosce il diritto di richiedere la cittadinanza ai minori arrivati in Italia prima del compimento dei 12 anni, a patto che abbiano frequentato la scuola italiana per 5 anni e quindi superato almeno un ciclo scolastico – medie o elementari.
Per chi arriva in Italia tra i 12 e i 18 anni deve aver abitato in Italia per 6 anni e aver superato un ciclo di studi, che in base all’età diventa la scuola media o le superiori.

Un disegno di legge “migrante”

La discussione è iniziata nel 2003-2004, quando la Commissione Affari Costituzionali della Camera aveva esaminato diverse proposte parlamentari elaborando un testo unitario. Venne approvato in commissione, ma in Aula si decise di rimandarlo indietro. Era il 16 maggio 2004.

La discussione ha di nuovo luogo nell’agosto del 2006. A gennaio del 2008 sembrano esserci tutti i presupposti per l’approvazione, ma la XIV legislatura viene interrotta e l’iter deve ripartire dal principio.

Gennaio 2010 il testo viene rimandato in commissione

Nel 2012 è la Commissione a non riuscire a elaborare un testo unitario

Il 27 gennaio 2013 si riapre la discussione alla Camera e il testo viene approvato nell’ottobre di due anni fa.

Pro e contro

Lo Ius soli tocca temi profondi, che non potranno mai essere trattati in modo esaustivo in poche righe, ma si può cercare di sintetizzare le ragioni cardine dell’opposizione e del consenso.

Alcune posizioni contrarie ricordano, che la legge italiana tutela già i minori nello stesso modo, e quindi non ci sarebbe motivo apparente per rimarcare una realtà.
Una seconda ragione è ravvisabile nella Costituzione italiana, dove il concetto di cittadinanza non riguarda solo diritti e doveri, ma ha anche un sentimento di appartenenza culturale e si teme che questa venga meno.

Per i favorevoli, lo ius soli entra nel concetto di globalizzazione. Si tratta nello specifico di formalizzare una realtà. L’Italia è un Paese multietnico, le persone sono arrivate per vari motivi, ma vivono vicino agli italiani “riconosciuti tali” e lavorano insieme. Si tratta, appunto, di persone che in quanto tali vanno tutelate.

Lo ius soli rappresenta un vantaggio anche economico, legato alla crescita demografica italiana, che a oggi risulta ai minimi storici.

Il tessuto sociale italiano è cambiato, numerosi sono i bambini, che nascono e crescono in Italia da genitori stranieri essendo di fatto italiani, senza esser considerati tali. Secondo i dati ISTAT ci sono circa 1milione e 65mila minori, che hanno frequentato un ciclo scolastico in Italia.
Forse sarebbe stato opportuno un referendum consultivo o dei meccanismi in grado di informare la popolazione, che in alcuni casi apprende superficialmente o condizionata dal leader politico che più le aggrada.

 

Un buon governo per essere tale non può volgere lo sguardo altrove, ma deve analizzare e prendere atto della realtà presente sul territorio amministrato. In caso contrario si viene meno ai propri obblighi e compiti di tutela nei confronti dei cittadini, delle loro richieste, aspettative e bisogni.

“L’identità non è fatta soltanto di radici, ma anche di ali.
Non solo di passato, ma anche di futuro.
Ripensare la propria identità non vuol dire solo voltarsi indietro,
verso il già dato, ma soprattutto fissare lo sguardo avanti.
Ogni identità che si nutre di steccati e di paradigmi esclusivisti
ha vita breve” – Alessandro Leogrande.

 

Federica De Marzi