Champions League, la Roma batte il Qarabag e vince il “girone di ferro”

La Roma vince partita e girone. Se battere il Qarabag era prevedibile e auspicabile in sede di sorteggio, qualificarsi agli ottavi di finale di Champions League era da tutti considerato un traguardo praticamente irraggiungibile. Ma si sa, il calcio è strano e tutto può succedere.

Ieri l’ultimo atto. Il Qarabag si conferma squadra modesta ma fastidiosa, non a caso ha contribuito in maniera decisiva alla qualificazione della Roma guadagnando due insperati pareggi contro l’Atletico. Nel primo tempo la Roma non riesce a scardinare la difesa degli azeri, che mai si preoccupano di affacciarsi nella metà campo avversaria, e l’unica occasione degna di nota è un tiro di Nainggolan allo scadere respinto con i piedi dal portiere Sehic.

Nel secondo tempo la musica cambia e la squadra giallorossa sblocca subito la partita. E’ in corso il 53esimo quando Perotti dialoga centralmente con Strootman e serve Dzeko con un passaggio filtrante, l’attaccante bosniaco conclude a rete ma Sehic è ancora bravo a respingere. Il pallone si impenna e Perotti è il più lesto di tutti a depositare il pallone in rete di testa. 1-0 e grandissimo sospiro di sollievo per il popolo giallorosso, che iniziava ad avere il terrore di rivivere una delle classiche serate romaniste in cui tutto scema sul più bello per chissà quale oscura ragione.
Il gol del “monito” ha un peso ancor maggiore se si considera che qualche minuto più tardi arriva la notizia del vantaggio dell’Atletico sul campo del Chelsea che, con la Roma ancora bloccata dal Qarabag, avrebbe gettato lo stadio in una condizione di ansia difficilmente gestibile. E invece è ancora Perotti a scacciare l’incubo, così come lo scorso 28 maggio, quando un suo gol in pieno recupero permise alla Roma di battere il Genoa 3-2, di non macchiare la festa di addio al calcio di Totti e di accedere alla fase a gironi della Champions League.

Dopo il vantaggio il copione della partita non cambia. La Roma gestisce la gara e la squadra azera si difende con tutti i suoi effettivi. La squadra di mister Di Francesco ha il demerito di non trovare il gol della tranquillità non sfruttando gli spazi finalmente concessi dagli avversari e corre un unico rischio all’83esimo, quando Fazio buca l’intervento difensivo lasciando Michel libero di colpire di testa da centro area, ma la conclusione viene bloccata agevolmente da Alisson, fino a quel momento spettatore non pagante.
L’ultimo sussulto del match è una conclusione di un instancabile Kolarov il quale, dopo essersi liberato di due uomini sulla linea di fondo con una giocata pregevole, calcia col destro sul primo palo non riuscendo a sorprendere il bravo Sehic che devia in calcio d’angolo.

Dopo due minuti di recupero l’arbitro fischia per tre volte ponendo fine alla partita. La Roma è agli ottavi di finale di Champions League a due anni di distanza dall’ultima volta. Ma lo stato d’animo è totalmente diverso. Mentre due anni fa la qualificazione della compagine di Rudi Garcia fu accolta da una bordata di fischi perché arrivata dopo un brutto 0-0 contro il Bate Borisov, ieri il triplice fischio è stato salutato da un vero e proprio boato. E la ciliegina sulla torta arriva qualche attimo più tardi, con la notizia della fine del match di Londra, terminato 1-1, che regala alla squadra di Di Francesco il prestigio di chiudere il girone davanti a corazzate come Chelsea e Atletico Madrid (quest’ultimo retrocesso in Europa League), nonché il vantaggio di affrontare il sorteggio da testa di serie, evitando le prime classificate degli altri gironi.

La Roma di Di Francesco ha vinto quello che da tutti era considerato un girone di ferro. Lo ha fatto ribaltando completamente i pronostici, eliminando la squadra che ha disputato due finali negli ultimi quattro anni e dominando i campioni d’Inghilterra nel doppio scontro.
I meriti dell’allenatore sono tangibili. Mai nella sua storia la Roma aveva disputato con tanta autorevolezza un girone così complicato. Di Francesco è riuscito in pochi mesi a trasmettere consapevolezza e idee ai suoi giocatori, ignorando le critiche preventive e la pesante eredità lasciata da Spalletti, il cui addio aveva lasciato un vuoto che sembrava incolmabile.
La sua perseveranza sta raccogliendo i primi frutti, ma le insidie dell’ambiente romano e l’entusiasmo esagerato sono sempre dietro l’angolo. Di Francesco lo sa e sembra in grado di gestirli.

“La forza è non accontentarsi. Dobbiamo credere di fare qualcosa in più”. Il messaggio alla squadra è chiaro. Il campionato riparte subito e non sono permesse battute d’arresto.
Il prossimo appuntamento con la Champions League è con l’urna di Nyon lunedì prossimo, da cui uscirà la prossima avversaria della Roma.

Riccardo Ricci