Egiziana espulsa dall’Italia: stava progettando un attentato

È di poche ore fa la notizia dell’espulsione di una giovane egiziana di Milano. Secondo gli inquirenti <<intendeva fare un’azione suicida>>.

<< Vi ho mandato il documento>>. <<Ecco le mie foto>>. Aveva bisogno di un passaporto falso. Fatma Ashraf Shawky Famhy in contatto con un uomo dell’Isis, stava organizzando un viaggio in Turchia per unirsi al Califfato. <<Posso fare qualcosa qui. Posso entrare in azione a Milano>>. E ancora <<Mi sento pronta>>. La risposta dell’uomo dell’Isis sui canali Telegram è stata negativa:<<Potrai fare qualcosa soltanto quando avrai la nostra autorizzazione>>

Le conversazioni rintracciate sul tablet della 22enne egiziana parlano chiaro. I poliziotti della Digos hanno scoperto infatti, l’oscuro segreto di una ragazza milanese. Fatma che viveva insieme ai genitori e ai tre fratelli minori, è stata espulsa nel cuore dell’estate con un provvedimento d’urgenza del ministero degli interni. Il grande lavoro, condotto dal dirigente Claudio Ciccimarra nei tre mesi successivi, ha permesso di ricostruire i retroscena di questa terribile vicenda.

Fatma era una normalissima ragazza milanese. Le sue foto di qualche mese fa la ritraggono sorridente, con gli occhi truccati. Quando si copre la testa, lo fa con dei deliziosi veli colorati. Le fotografie scattate dalla polizia negli ultimi giorni, la ritraggono invece completamente coperta da un velo scuro che le copre gran parte del volto. Solamente una fessura lascia scoperti gli occhi. In rete voleva farsi conoscere come Umm Julaybib, “madre di Julaybib”, un martire e compagno di Maometto. Un cambiamento radicale, quello di questa giovane ragazza, che nel giro di otto mesi diventa irriconoscibile agli occhi di tutti. Secondo i poliziotti che l’hanno seguita per due settimane, Fatma viveva in completo isolamento. Aveva pochissimi contatti, sia con i familiari che con l’esterno. La sua radicalizzazione sembra essere avvenuta tutta in solitaria, nella sua stanza milanese.

L’informazione sulla ragazza arriva da una forza di polizia straniera che stava monitorando alcune reti estremiste poco prima dell’estate. La polizia, intercettando i messaggi e le telefonate della ragazza, procede con gli accertamenti. Nel momento in cui si inizia a parlare di un’azione in Italia, si decide di intervenire. I tre mesi successivi all’espulsione sono serviti agli inquirenti per fare accertamenti sulla vicenda. La priorità era quella di verificare se la ragazza avesse legami con estremisti in Italia o a Milano. Al momento però nulla è emerso.

Di Francesca Peccolo