Roma, 36 anni fa la morte straziante di Alfredino Rampi

Era il 10 giugno del 1981 quando il piccolo Alfredino Rampi cadde in un pozzo profondo 64 metri, in zona Vermicino, a Roma, dopo esser rimasto sepolto vivo. La chiamata del papà che denunciava la scomparsa del piccolo proprio in quei stessi giorni preannunciava soltanto l’agonia che si sarebbe conclusa il 13 giugno con la tragica scoperta.

In quei giorni il dolore della famiglia di Alfredino fu dato in diretta televisiva e le speranze di tutti erano appese ad un filo per 60 ore in attesa del ritrovamento del piccolo. La notizia della morte del bambino fu data in diretta televisiva tra le lacrime del conduttore televisivo Massimo Valentini del Tg1. In quei tre giorni a sperare insieme a tutto il popolo italiano c’era anche Sandro Pertini commoso e stravolto al fianco della mamma di Alfredino, Franca Rampi.

Le parole dei protagonisti

La tragedia lasciò tristezza e amarezza nel cuore di tutti. Coloro che cercarono di salvarlo, però furono i più stravolti. Sulla vicenda parlò Angelo Licheri che quella sera si era fatto volontario per calarsi nel pozzo dove resistette per 45 minuti appeso ad una corda a testa in giù. Fattorino di una tipografia e soprannominato ”l’Uomo Ragno”, Licheri tornò su dal pozzo in pessime condizioni:”Ho parlato ad Alfredino raccontandogli favole, mentre nel frattempo gli toglievo il fango dagli occhi e dalle labbra.” L’uomo Ragno ha oggi 70 anni ed è sulla sedia a rotelle, ma porta nel cuore quel dolore immenso come tutti quelli che vissero la tragedia del piccolo Rampi. Proprio Licheri, insieme ai protagonisti del soccorso, ricostruisce le ore più lunghe della sua vita e le racconta in un film intitolato ”l’Angelo di Alfredo” che testimonia anche un’altra importante iniziativa.

 

 

 

 

Subito dopo la morte del piccolo è nato, infatti, il ”centro Alfredino Rampi” che ha dato forza a sua mamma Franca per andare avanti. Un centro creato con uno scopo ben preciso: ”Spero che la vicenda di mio figlio sia almeno servita ad aiutare altre vite. 240 mila bambini e ragazzi partecipano ad incontri con dei professionisti della sicurezza. Dai vigili del fuoco, ai volontari della protezione civile fino ai poliziotti. Tutti offrono il loro aiuto.”

Impossibile dimenticare le parole del caposquadra della centrale di Roma dei vigili del fuoco, Maurizio Bonardo. “L’immagine della sagoma di Alfredino ricoperta dal fango non la dimenticherò’ mai. Al padre, Nando ripetevo stai tranquillo, riporterò su tuo figlio. Purtroppo non è stato cosi’. Il momento più’ brutto e’ stato quando abbiamo dovuto lasciare quel posto. Se fosse successo oggi, invece, con le nuove tecnologie avremmo potuto agire più rapidamente.”

Tra la speranza e l’amarezza si chiude così il ricordo di un bambino di soli sei anni precipitato in un pozzo e strappato troppo presto alla vita.

 

Tania Manzo