Referendum Jobs Act, oggi la decisione sull’ammissibilità

Oggi la Corte Costituzionale dovrà stabilire se i tre quesiti, proposti dalla Cgil, hanno i requisiti di univocità e omogeneità.

Nel pomeriggio arriverà la decisione da parte della Consulta sui tre quesiti referendari, proposti dalla Cgil, che ha raccolto più di tre milioni di firme, per il referendum sul Jobs Act. Il primo è finalizzato ad abrogare le modifiche introdotte dal Jobs Act all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Questo porterà al reintegro sul posto di lavoro, anzichè l’indennizzo, per i licenziamenti illegittimi ed è volto quindi alla tutela dei dipendenti. Il secondo chiede invece di abolire i voucher, ossia buoni lavoro per prestazioni occasionali, sempre introdotti dal Jobs Act. Il terzo infine chiede di riproporre la responsabilità in solido sia per la società appaltatrice, sia per quella appaltante.

Sugli ultimi due quesiti la Corte sembra essere già propensa ad accettare le proposte del sindacato. Infatti lo stesso governo ha fatto passi indietro riguardo i voucher e già oggi la Commissione lavoro della Camera valuterà le due proposte di legge in merito all’utilizzo dei buoni lavoro e della responsabilità solidale.

Mentre i dubbi sono tutti per l’abrogazione delle modifiche sull’articolo 18. L’avvocatura dello Stato ha infatti considerato il primo quesito manipolativo, in quanto la domanda, cosi come è stata formulata, non abroga la norma ma la modifica. Se vincesse il Sì infatti il diritto al reintegro sul posto di lavoro si estenderebbe anche ad aziende con un numero superiore di cinque dipendenti.

I tatticismi politici non mancano. Renzi punta ad andare ad elezioni anticipate, per evitare un’altra débâcle referendaria, dopo quella di dicembre. Infatti se si andasse alle urne, il referendum sul Jobs Act, slitterebbe per legge di un anno. La decisione della Consulta dirà molto sulle politiche renziane, sarà un’anticipazione di quello che avverrà tra due settimane riguardo l’Italicum e potrà portare al voto anticipato, che una parte del sistema politico non vuole intraprendere, mentre l’altra fa pressione per andarci prima possibile.

Andrea Del Pico