M5s-Efdd, le dure condizioni del tradimento

È di pochi giorni il no ricevuto da Beppe Grillo di Verhofstadt dopo la richiesta da parte del M5s e del popolo grillino di poter divenire parte del gruppo di alleanza democratico e liberale europeo dell’Alde.

Quella che il leader grillino ha descritto come una “posizione che ci avrebbe consentito di rendere molto più efficace la realizzazione del nostro programma” non è stata accolta dal capo liberale Guy Verhofstadt, il quale ha denegato la proposta denunciando l’incompatibilità tra i gruppi e l’esistenza di “differenze fondamentali sulle questioni europee chiave”.

 

 

Dopo il chiaro rifiuto, Grillo fa dietrofront. E tra la possibilità di passare tra i “non iscritti” o tornare con i popolari, la scelta è stata la seconda opzione più votata dai certificati: rimanere nel gruppo Efdd. Sostiene Grillo: “abbiamo rispettato la volontà espressa dalla Rete”.

Tornare tra le braccia del primo amante però non è stata cosa facile. Dopo la Skype call tra Grillo, Casaleggio e Nigel Farage, ex leader della delegazione inglese Ukip e presidente del gruppo Efdd, l’accordo tra quest’ultimo e M5s è stato rinnovato. Farage, probabilmente destabilizzato dalla crisi d’identità del M5s, ha preso le adeguate precauzioni facendo sudare il rientro di Grillo nell’ Efdd e avanzando alcune condizioni da rispettare.

In primis, la conferma dell’intenzione di proporre un referendum sull’euro da parte del movimento penta stellato. Poi, l’esclusione di David Borrelli dal ruolo di vicepresidente dell’Efdd, in quanto partecipante alla trattativa per approdare nel gruppo dell’Alde. Ferma sembra essere la decisione di Farage di riprendere il controllo dell’attività dei deputati dell’Efdd in alcune Commissioni europarlamentari attraverso i membri dell’Ukip. In questo modo i Grillini perderanno il ruolo centrale di coordinatori. Ma la situazione è costata al M5s almeno altre 4 teste. Fabio Massimo Castaldo, da due anni e mezzo candidato alla Vicepresidenza del Parlamento Ue durante la riunione ha annunciato che non si ripresenterà alla carica. Seguito da Piernicola Pedicini, candidato del gruppo alla Presidenza del Parlamento. A questi si aggiungono Dario Tamburrano e Marco Valli, che in seguito al no da parte dell’Alde hanno chiaramente espresso il loro disappunto.

“Sono contento che ogni differenza tra il movimento di Beppe Grillo e me si sia risolta in maniera amichevole” ha concluso Farage, sostenendo inoltre “da quando ho incontrato per la prima volta Grillo sapevo che il matrimonio con l’Alde sarebbe durato poco, ma non pensavo così poco”.

Antonella Manili