Obama sanziona 5 funzionari russi

Al termine del 2016, dopo lunghe settimane di dibattiti, l’amministrazione Obama ha lanciato l’ultima stoccata prima di lasciare la Casa Bianca. La prima azione è stata l’espulsione dal paese di 35 funzionari russi, con l’accusa di interferenze durante le elezioni presidenziali di novembre che hanno visto vincitore il repubblicano Donald Trump. Per l’Intelligence americana, gli attacchi hacker che hanno colpito la campagna di Hilary Clinton, hanno come mandante la Russia.

Mosca ha sempre negato qualsiasi tipo di coinvolgimento.

In un primo momento, il ministro Lavrov propone “misure di ritorsione” alle accuse degli Stati Uniti con espulsione di 35 funzionari americani dalla Russia, proposta respinta da Putin, che vira verso una linea più moderata, riponendo la sua fiducia alla futura amministrazione Trump. Il neoeletto alla Casa Bianca  si è  complimentato tramite un tweet con il presidente russo: “Ho sempre saputo che è un uomo intelligente”.

Obama ha comunque proseguito nel suo progetto, dichiarando che queste sanzioni non sono altro che la risposta alle attività aggressive russe e che in ogni momento avrebbe adottato misure necessarie.

Come annunciato, la presidenza uscente ha sanzionato 5 personalità russe congelando i loro beni negli Stati Uniti e vietando l’ingresso in territorio americano. Questa volta non per hackeraggio ma, per la violazione dei diritti umani, sulla base del Magnitsky Act: una legge approvata da repubblicani e democratici nel 2012 che prende il nome da Sergei Magnitsky, un avvocato e revisore dei conti, che aveva presunto un furto su larga scala da parte dello Stato russo, arrestato, è morto in carcere nel 2009 in circostanze non ancora chiarite.

Il suo caso ha interessato i media di tutto il mondo e ha portato all’adozione negli Usa del disegno di legge Magnitsky, che  prende di mira i responsabili della morte dell’avvocato.

Sono finiti nel mirino di Washington: Alexander Bastrykin, capo dell’agenzia investigativa federale vicino a Putin, gli ex agenti del KGB Andrei Lugovoi e Dmitry Kovtun indagati per la morte per avvelenamento da polonio-210  di Alexander Litvinenko, l’agente della Intelligence russa che aveva accusato pubblicamente Putin di aver commissionato gli attentati di Mosca nel 1999.

A completare la black list del presidente uscente: Gennady Plaksin e Stanislav Gordievsky due funzionari coinvolti nella morte di Magnitsky.

Con quest’ultima mossa Obama, ha reso ancora più freddi i rapporti tra Usa e Russia minando alla sicurezza internazionale. Toccherà al neo presidente Trump, che si insedierà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio, decidere di proseguire o meno la via intrapresa dal suo precedessore.