Zygmunt Bauman muore a 91 anni

E’ morto a Leeds, Inghilterra dove ancora viveva ed insegnava, Zygmunt Bauman. Nato il 19 novembre 1925 a Poznan, Polonia,  il sociologo era di origini ebraiche. In seguito all’invasione del suo paese da parte delle truppe naziste, all’inizio della seconda guerra mondiale, fuggì con i genitori in Unione Sovietica e si arruolò in un corpo di volontari per combattere contro i nazisti. Tornò nel suo Paese finita la guerra e iniziò a studiare sociologia all’università di Varsavia.

Ha  sempre messo al centro della sua attività gli studi sulla natura della modernità. Di formazione marxista, ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, con particolare riferimento alla Shoah e si è concentrato sul passaggio dalla modernità alla post-modernità. Ideatore della “vita liquida” per Bauman il tessuto della società contemporanea, sociale e politico, era “liquido”: inafferrabile da ogni categoria del secolo scorso.  A causa della globalizzazione, delle dinamiche consumistiche e del crollo delle ideologie nella post-modernità abbiamo assistito ad uno spaesamento dell’individuo, da cui sono derivati i cambiamenti e le “violenze” della società contemporanea.

Importante per il sociologo era anche la presenza “dell’altro” e quindi dello straniero. E’ infatti sempre stato  un intellettuale in prima linea a favore dell’accoglienza dei profughi e dei migranti. ”Se l’Europa non accoglierà nei prossimi trent’anni almeno altri 30 milioni di immigrati -disse nel 2011 -, il vecchio continente andrà’ incontro a un calo demografico che provocherà il crollo della civiltà europea”.

Aveva in oltre parlato dell’identità personale ai tempi di Facebook, parlando di “paura liquida” ovvero quella di “non essere notati e di confonde la vita su Facebook con quella vera”. Pochi mesi fa a Firenze intervenendo al Festival delle Generazioni aveva affermato “Ogni volta che si usa il cellulare quell’azione viene registrata per sempre, c’e’ qualcuno da qualche parte che sa esattamente dove vi trovate, sa chi siete, dove siete. C’è qualcuno che segue le vostre attività quotidiane e questo diventa di enorme interesse a livello di potere politico ed economico. Zuckerberg guadagna soldi proprio grazie a queste situazioni. Ma a differenza del protagonista orwelliano, oggi non abbiamo paura di esser visti troppo, abbiamo paura di non essere notati, abbiamo paura della solitudine. E su questo traggono vantaggio i social network“.