Cyberterrorismo: Italia, stanziati fondi per controlli informatici

Negli ultimi vent’anni, Internet ha totalmente rivoluzionato il modo di vivere dei paesi industrializzati. La società ha dovuto adeguarsi a nuovi mezzi, modificando così le relazioni sociali e le modalità di comunicazione e di organizzazione.

Dall’attentato alle Torri Gemelle risalente all’11 settembre 2001 ha preso piede nella società globale una nuova forma di crimine, il cyberterrorismo. Il termine viene coniato nel 1980 da Barry Collin, ricercatore dell’Institute for Security and Intelligence della California e da lui definito come la convergenza dei termini cyberspazio e terrorismo. Solo successivamente, Dorothy Denning estende la definizione includendo nella categoria degli atti cyberterroristici anche atti politicamente motivati che possano causare gravi perdite economiche.

Il dipartimento di difesa americano ha identificato 130 gruppi terroristici, di questi 55 hanno obiettivi etnici, 50 per motivi religiosi e gli altri 25 hanno scopi prettamente politici. Rispetto al 2016, il dipartimento USA prevede che il numero di cyberattacchi nel computer del Pentagono quest’anno sarà di circa il 5% in più. Gran parte degli attacchi hanno origini in Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia e Russia, e quasi tutte le cinquecento principali aziende del mondo ne sono state vittime almeno una volta.

Quello che gli hackers vogliono provare a fare è creare un black-out delle società più sviluppate. Trasporti, linee telefoniche, media, banche e difesa aerea saranno le più colpite, questo perché dispongono di protocolli ( TCP/IP) facili da intercettare e violare. L’obiettivo sarà così quello di creare disagi a livello pubblico.

Secondo la CIA, il cyberterrorismo sarà la principale minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti, almeno nei prossimi quindici anni. I gruppi terroristici stanno diventato sempre più specializzati in questo ambito, grazie anche all’intervento di nuovi “giovani alleati” che prendono posto all’interno delle loro fila.

La Symantec ha stilato una lista con la classificazione dei vari crimini, possono essere di Tipo 1 e di Tipo 2: nel primo rientra il phishing, il furto dei dati tramite hacking dei dati, furto d’identità e frodi bancarie legate sempre all’e-commerce. Nel secondo troviamo il cyberstalking, il ricatto, lo spionaggio e le attività terroristiche.

Come abbiamo potuto vedere con l’attentato al Bataclan in Francia lo scorso anno e a Berlino recentemente, i terroristi hanno saputo approfittare della rete, colpendo così l’intelligence occidentale e la popolazione.

Bisogna anche accennare al fatto che qualsiasi mezzo di comunicazione e le reti contribuiscono a creare paura e sgomento, in quanto creano un allarmismo sociale a dir poco esagerato e in questo modo si da credito e importanza ai terroristi.

La rete informatica è in continuo mutamento e, per questo, in Italia sono stati stanziati dei fondi economici e finanziari per controllare il sistema informatico con degli analisti 24 ore su 24.Rispetto al resto del mondo la situazione in Italia è meno chiara a causa della mancanza di statistiche ufficiali. Il motivo è rappresentato dalla scarsa propensione delle vittime a denunciare di aver subito un “attacco informatico”, anche per via di un’oggettiva “difficoltà tecnologica” a riconoscerlo. E’ fondamentale saper riconoscere, quindi, i possibili crimini che avvengono tramite internet.

Il codice penale italiano prevede delle sanzioni per i trasgressori che puniscono chi, attraverso uso illegittimo di sistemi informatici, procuri danno a sé o ad altri con un ingiusto profitto.

Noemi Bisceglia