Brasile, rivolta in carcere, 60 morti

E’ finita in un bagno di sangue la rivolta scoppiata domenica nel carcere Anisio Jobim di Manaus, in Brasile, e sedata solo dopo 17 ore: è di 60 morti il bilancio di un sanguinoso regolamento di conti tra bande rivali.

All’origine delle violenze c’è stato lo scontro tra bande rivali legate al traffico di droga. Una rivolta improvvisa, con detenuti che afferrano le guardie di servizio nei corridoi, picchiandoli e legandoli mentre altri mettono a soqquadro il carcere, afferrando tutte le armi che riescono a trovare. Una folla di parenti dei detenuti è accorsa sul posto dopo che sono iniziate a circolare notizie terrificanti. L’ansia sui visi delle donne e degli uomini era evidente, continuavano a chiedere informazioni sui propri congiunti detenuti del penitenziario.

Una notizia è stata confermata: sei corpi decapitati sono stati gettati all’esterno della prigione. Non sono stati ancora identificati. È molto probabile che si tratti di detenuti su cui si sono accaniti i rivoltosi in una macrabra vendetta tra membri di clan nemici che scontano la pena nello stesso istituto.

Tra le vittime, sia prigionieri che agenti di sicurezza.                    

Una donna, che si è rifiutata di formine il proprio nominativo, quando è scoppiata la rivolta si trovava per le visite periodiche all’interno del carcere. La donna ha raccontato di trovarsi con altri parenti per l’incontro con i detenuti, quando hanno sentito un esplosione di colpi di arma da fuoco: “Sono iniziate le urla e ci hanno fatto subito uscire”.

Orribile la scena presentatasi alle forze dell’ordine entrate nell’edificio dopo la rivolta: testimoni parlano di “cadaveri dilaniati, mutiliati e carbonizzati”.  Secondo il locale segretario di Pubblica sicurezza, Sergio Fontes, che ha definito l’episodio «il maggior massacro del sistema carcerario di Amazonas».

Nella confusione seguita alla sommossa almeno 20 detenuti sono riusciti a fuggire; 15 sono stati catturati nei boschi circostanti dopo una ricerca con cani, elicotteri e una battuta di centinaia di poliziotti e soldati.