L’interminabile calvario di Mps

La Germania attacca il piano per la Monte dei Paschi di Siena chiedendo che le regole della Bce vengano rispettate. Il ministro dell’Economia Padoan richiede più chiarezza sui criteri di vigilanza della Bce.

Era il 1472 e nasceva a Siena la più antica banca del mondo. Da allora clientelismo, malaffare, commistione politica e soluzioni finanziarie discutibili l’hanno portata sull’orlo del fallimento, sventato solo grazie all’intervento del Tesoro nel 2009.

Tuttavia, dal primo intervento statale, il conto negativo della Mps ha toccato la cifra mostruosa di 27 miliardi di euro in crediti deteriorati, cioè prestiti che non riesce più a farsi restituire. Un buco che ha impedito alla banca senese di passare l’esame, lo “stress test” dell’estate scorsa, della Bce che svolge attività di controllo sulla solidità delle banche.

Per superare il test della Bce la banca deve raccogliere fondi in modo da ricostituire il capitale di garanzie. Da allora la soluzione è stata costantemente rimandata. Le dimissioni del Governo Renzi, a seguito del No al referendum costituzionale, hanno lasciato la vicenda Mps senza una soluzione. L’Italia ha poi richiesto di posticipare la scadenza per la capitalizzazione, richiesta respinta dall’Istituzione bancaria europea fermamente ancorata sulla necessità di una soluzione rapida.

Il nuovo piano di ristrutturazione di Mps dovrà, dunque, essere necessariamente presentato, entro due mesi dalla data odierna, all’Ue. Mps dovrà presentare il piano al Governo, con il quale si aprirà un primo confronto. Poi partirà quello fra l’esecutivo e la Commissione europea, che valuterà la compatibilità del nuovo piano con le norme in tema di aiuti di Stato.

Ettore Calzati Fiorenza