Voucher, arma a doppio taglio. In vista misure per limitarne l’abuso

La recente decisione del governo Gentiloni sembra finalmente voler ristabilire l’ordine in campo voucher. Secondo quanto stabilito, l’uso dei buoni lavoro sarebbe dal 2003 ad oggi sfuggito letteralmente di mano.

È stata la riforma Biagi del 2003, per regolamentare i “minijob” (lavori secondari e occasionali) e per contrastare il lavoro nero, ad introdurre per la prima volta un sistema di buoni lavoro (appunto detti “voucher”) finalizzati alla retribuzione per lavoro accessorio. I voucher sono dei ticket di dieci euro lordi, corrispondenti ad un’ora di lavoro, di cui ogni lavoratore può fare uso. Nati originariamente come aiuto per lavori occasionali, nel giugno 2015, da quanto predisposto dal Jobs Act di Renzi e la riforma Fornero, il sistema dei voucher è stato rafforzato e liberalizzato aumentando le categorie di committenti e spostando l’acquisto di tali buoni sul sistema tematico. In questo modo è stato possibile utilizzare voucher per tutti i tipi di lavoro potendo fruttare nelle tasche dei lavoratori fino a 7 mila euro annui.

Dal 2008 ad oggi sono stato venduti più di 200 milioni di voucher. Ora però sembra che il governo voglia l’imitarne l’abuso, abbassando i tetti e incrementando controlli e all’occorrenza sanzioni. Da quanto stabilito l’arma voucher contro il lavoro irregolare sembra essersi ritorta contro il suo stesso creatore. L’evoluzione della pratica pare infatti aver creato un falla nel sistema stesso individuabile nell’utilizzo irregolare dei buoni attraverso pratiche elusive della legislazione del lavoro. Un esempio è quello del datore che indica un’ora pagata con il buono lavoro che non coincide con le effettive ore di lavoro del lavoratore. In questo modo un lavoro pieno e stabile acquista illegittimamente le fattezze di lavoro occasionale.

Questo ha spinto la Cgil a presentare un referendum abrogativo. Anche il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano sostiene sia necessario prendere provvedimenti contro un sistema di copertura del lavoro nero, suggerendo eventualmente di tornare alla Legge Biagi e il presidente dell’Inps Tito Boeri che aveva definito i voucher “la nuova frontiera del precariato”.

Per la risposta c’è da aspettare la corte costituzionale, ma nel frattempo il parlamento si sta mobilizzando per una stretta sul sistema attraverso maggiori controlli e sanzioni e con la volontà di abbassare il tetto massimo da 7mila a 5mila euro.

Antonella Manili