Polemica a Bari: il questore limita la messa in suffragio del Boss Sollecito

Grandi polemiche nella giornata odierna a Bari. Il questore Carmine Esposito ha disposto il ridimensionamento della messa in suffragio del boss della ‘ndrangheta Rocco Sollecito, ucciso da un killer a Montreal, in Canada, lo scorso Maggio. Come si può leggere dalla nota della questura, la funzione è stata spostata per motivi di sicurezza e di ordine pubblico alle sei di mattina della giornata di domani, con rito privato.

La messa inizialmente era stata prevista per il pomeriggio del 27 Dicembre, con Don Michele Delle Foglie, il parroco della cittadina di Grumo Appula, che aveva invitato i fedeli del paese a partecipare in ricordo di un loro concittadino. Tutto questo è avvenuto con il ritorno del figlio del boss, Franco Sollecito, nella piccola cittadina pugliese. L’uomo ha quindi richiesto una funzione in onore del padre che non solo è stata accolta dal sacerdote, ma pubblicizzata dallo stesso con dei manifesti per la città. Il testo recita: “Il parroco spiritualmente unito ai famigliari residenti in Canada e con il figlio Franco venuto in visita nella nostra cittadina, invita la comunità dei fedeli alla celebrazione di una santa messa in memoria del loro congiunto”.

Questa storia ha un precedente. Nel momento della morte del boss Sollecito, il parroco aveva istituito una messa che era stata bloccata da parte del questore per motivi di sicurezza e per la natura pericolosa del defunto. Don Michele aveva chiamato in causa anche l’arcivescovo, uscendone però sconfitto. “Non c’entra niente. Sono morti punto e basta, il fatto che ammazzino non conta. La Chiesa deve pregare per i suoi figli, anzi più peccatori sono e più si deve pregare”. Sono queste le parole rilasciate in mattinata del parroco che sottolineano come a distanza di mesi il suo parere sia rimasto intatto.

Il questore, anche in questa occasione, ha avuto la meglio e la funzione avverrà con le limitazioni sopra citate. Questo fatto ci fa riportare alla mente ciò che è accaduto nell’estate del 2015, quando nella Chiesa Don Bosco di Roma è stato celebrato il funerale di Vittorio Casamonica, boss dell’omonimo clan, con petali di rose ed una carrozza sulle note della celebre canzone del “Padrino”.

Celebrare o non celebrare queste funzioni? La Chiesa non ha ancora trovato una risposta netta e casi del genere si ripresenteranno con frequenza. Il dibattito tra chi sostiene che ogni essere umano ne abbia diritto e chi invece crede che in occasioni del genere la Santa Sede debba sostenere una posizione più rigida, è sempre aperto. Per ora ha avuto successo la soluzione del questore Carmine Esposito, in attesa di un nuovo caso, correlato da nuove polemiche.