Viggo Mortensen è “Captain Fantastic” nel nuovo film di Matt Ross

Ben Cash vive insieme ai suoi sei figli nel cuore dei boschi della costa nord-occidentale degli Stati Uniti (nello stato di Washington), lontano dalla società, una scelta fatta quando Bodevan, il figlio più grande, oggi diciassettenne, ne aveva solo tre.

La famiglia vive tra battute di caccia, duri allenamenti e scalate di gruppo, il tutto anche sotto interminabili acquazzoni (si consideri che i sei figli di Ben hanno dai 5 ai 17 anni) ma anche tra musiche e canti intorno al falò e  lunghe sessioni di profonda lettura che sfociano molto spesso in conversazioni costruttive grazie agli interventi educativi di Ben, guida intellettuale e spirituale unica, li allena con disciplina e li sprona alla conoscenza. La figura del padre (interpretato egregiamente da Viggo Mortensen) è d’ispirazione per i figli; lo vedono perfetto, lo amano e lo ammirano, lui d’altronde è una persona equilibrata, psicologicamente e fisicamente forte. Nelle discussioni filosofiche con i figli fa spesso riferimento al noto linguista e filosofo Chomsky, i bambini conoscono diverse lingue tra cui l’esperanto, leggono Middlemarch, dibattono sul marxismo e sanno a memoria gli emendamenti della costituzione americana. L’idea finale è di una famiglia unita e sincera, e in un certo senso “migliore”, anche se l’alone dittatoriale intorno alla figura interpretata dall’ex Aragorn è sempre presente in quanto unico educatore ed unica fonte per i sei giovani. La madre, che non compare mai nelle battute iniziali del film, è da tempo ricoverata in un ospedale psichiatrico a causa di un disturbo bipolare. In una scena in Cui Ben e Bodevan si recano in un paese vicino il bosco per vendere alcuni oggetti artigianali da loro stessi fabbricati e per la consueta telefonata, il padre apprende la notizia della morte della consorte e dei funerali che a breve verranno celebrati nel Nuovo Messico.

Da qui parte il viaggio su di un pulmino blu di nome Steve, che è, sostanzialmente, una vera e propria casa ambulante. Il ritorno di Ben nella vita reale e sociale insieme ai suoi figli genera situazioni dal risvolto interessante, anche comico, il tutto contornato da una scelta eccellente della musica, delle immagini e dei dialoghi, grazie all’abilità di Matt Ross, sceneggiatore e regista.

La filosofia anti capitalista e la sua utopica applicazione è uno dei temi principali del film. Durante il viaggio il protagonista metterà in discussione tutto il suo operato, fino ad arrivare ad auto accusarsi di aver creato dei veri e propri mostri e di esser l’unico responsabile della malattia mentale della moglie, che soffriva molto più di lui la loro condizione sociale. La freschezza e la naturalezza dei sei ragazzi con le loro differenti aspirazioni e l’amore sincero che tiene unita la famiglia addolciranno questi mali.